“Post sul Cup: (ce n’è per tutti i gusti)”.

Post sul Cup: (ce n’è per tutti i gusti)” è la nuova opera di Silvia Cossio e a quanto pare parleremo di lavoro e di una storia vera.

L’opera uscirà il 21 settembre prossimo su Amazon e probabilmente scatenerà anche delle polemiche o l’interesse di chi vuole sapere davvero come funzionano le cose nel mondo del lavoro in Italia.

Ecco la sinossi.

Il 7 novembre 2011 inizia la mia avventura al CUP. Ancora oggi non mi capacito della fortuna avuta. Avevo messo un’inserzione su un sito per la ricerca del lavoro ed ero stata contattata dall’agenzia che all’epoca si occupava delle assunzioni. Contratto di tre mesi, non molto, con poche prospettive dal momento che non era chiaro a chi dovesse andare l’appalto… Ad ogni modo, rinnovo dietro rinnovo, ricorso dopo ricorso, FINALMENTE arriva il tanto desiderato contratto a tempo indeterminato. Il lavoro è di quelli seri, avendo spesso a che fare con la malattia e la sofferenza, MA il mio carattere allegro, poco incline all’accettazione, ha saputo cogliere il lato divertente di ogni situazione. Alcune parti sembreranno barzellette, ma sono vere! Chiaramente nel libro non faccio nomi e non menziono l’ospedale. Ogni riferimento è puramente casuale, tuttavia se qualcuno si “ritrovasse” in qualche descrizione, si faccia un esame di coscienza…

Post sul Cup (ce n'è per tutti i gusti) di Silvia CossioEstratti:

Appena assunta, ho beccato sto tipo che, provvisto di delega ma non di documenti, pretendeva di avere il referto della moglie. Era piuttosto alterato e, con fare aggressivo, aveva sbattuto il foglio del ritiro sul bancone “Mi dica dov’è scritto che ci vogliono i documenti!” aveva gridato “Me lo dica!” Rigirando il promemoria, aveva notato la scritta in grassetto…  E la mia faccia sorridente aveva preso le sembianze della ciliegina sulla torta.

Rimanendo in tema di stranieri…

Ce ne sono tanti che non parlano l’italiano, ma certe cose le capiscono molto bene, eccome se le capiscono.

Io: “Paga il ticket?”

Paziente: “No, non pago.”

Quando solo fino a pochi istanti prima non riuscivamo a capirci…

Anche le parolacce rientrano nel repertorio delle parole utili. Il porca puttana ben pronunciato in mezzo a un’infinità di parole incomprensibili non ha prezzo!!

Tiziana Iaccarino.

 

 

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“Una tata per papà”, torna il duo Flora Gallert e Claudia Crocioni.

Sono molto contenta di potervi parlare della nuova uscita di queste autrici, perché sono in gamba e molto preparate.

Una tata per papà” è il secondo volume della serie “BitterSweet, New York” della quale era uscito il primo volume dal titolo “Un bacio a 5 stelle” lo scorso Aprile.
Claudia Crocioni, ex responsabile della Omnia One Group Editore e Flora Gallert, una delle autrici più quotate del momento, già collaboravano sia per quanto concerne il lavoro della casa editrice della prima che nella realizzazione di opere letterarie in autoproduzione.
La loro prima opera editoriale scritta a quattro mani era andata alla grande confermando il fatto che la loro collaborazione fosse più che riuscita e ben congeniata.
Sono contenta, quindi, di intervistarle per The Pink Cafè al quale si raccontano in questa intervista esclusiva.


Ciao Claudia e Flora, grazie per aver accettato questa intervista. Sono contenta di parlare della vostra nuova opera. Vorrei chiedervi quando è nata l’idea di scrivere una serie completa insieme.
CLAUDIA:
Ho sempre desiderato condividere la scrittura con qualcuno e quando ho conosciuto Flora mi è sembrata la scrittrice ideale a cui proporlo. Già per il solo fatto che c’era molta sintonia sul lavoro.

FLORA:
L’idea di collaborare inizialmente è venuta a Claudia e io ne sono rimasta subito entusiasta.

Come è nata, quindi, la serie “BitterSweet, New York”?
CLAUDIA:
Il genere che avevamo scelto di sviluppare insieme era il rosa. Con il dolce- amaro abbiamo potuto coniugare i nostri due diversi stili di scrittura.

FLORA:
È nata perché ci stimiamo molto come autrici, a ognuno piace lo stile dell’altra quindi, in seguito, a una delle nostre lunghe chiacchierate al telefono, abbiamo deciso di creare qualcosa insieme.


La prima opera “Un bacio a 5 stelle” è andato alla grande. Come nasce il secondo volume dal titolo “Una tata per papà”?

CLAUDIA:

Come strategia, io e Flora ci dividiamo trame e personaggi. Sulla base di storie inventate da lei e da me prendono vita due personaggi diversi, uno più mentale e irrazionale, l’altro più dolce e rilassato. La trama di «Una tata…» è di Flora, mentre quella di «Un bacio…» la mia. Anche se in corso di scrittura poi ognuna sviluppa la sua parte in libertà.

FLORA:
Il primo volume è andato benissimo e ci ha dato tante soddisfazioni, la sinossi era di Claudia mentre questa qui è la mia… Ovviamente abbiamo diviso il libro come nel primo caso, raccontando l’inizio dal punto di vista di Daniel e la fine dal punto di vista di Bonnie. Non seguiamo regole fisse, quindi ognuno personalizza la sua parte.

Queste opere sono autoconclusive?

CLAUDIA:
Sì. Sono romanzi brevi quindi anche se il finale a volte è d’impatto, tutta la serie presenta opere autoconclusive e diverse fra loro. Pur essendo tutte ambientate nella Grande Mela.


FLORA:
Sì, esatto. In comune hanno solo tre cose: sono storie d’amore, sono ambientate a New York, sono scritte da me e Claudia.

Cosa potete anticiparci di questa nuova storia?


Una tata per papà teaser di Claudia Crocioni e Flora Gallert

CLAUDIA:
Per la prima volta con Bonnie ho provato a dare un po’ di goffaggine a un mio personaggio. Non è stato semplice, perché Bonnie è sia bella, che emotiva, che buffa. Tutto insieme. Il Daniel di Flora è un papà figone, più maturo e meno impulsivo.

FLORA:
Sarà dolcissima, amarissima… Ma anche divertente!

Quante storie sono previste dalla serie “BitterSweet, New York”?
CLAUDIA:
Più possibile.

FLORA:
È un progetto che vogliamo continuare, finché c’è fantasia!

Ancora una domanda: raccontateci una curiosità inerente la vostra collaborazione e ciò che scrivete insieme.
CLAUDIA:
Sono sempre riuscita a far superare ai miei personaggi i complessi di inferiorità che i personaggi di Flora gli hanno arrecato con la loro perfezione (ahah). L’amore li riunisce sempre.

FLORA:
Finora la parte iniziale è toccata sempre a me e il compito di mettere a posto tutti i pezzi del puzzle (o dei cuori infranti) è sempre toccato a Claudia e mi sono sempre divertita a incasinarle la vita. (come ho detto, abbiamo una trama iniziale che poi si evolve a seconda della nostra ispirazione). Credo proprio che Claudia si vendicherà quando toccherà a me scrivere la seconda parte.

CLAUDIA: Ci puoi giurare!

Grazie a entrambe per la disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

“Tutta colpa di Roma” la nuova opera letteraria dello scrittore Dennis Blake.

Ho avuto modo di conoscerlo virtualmente in qualche occasione e ho subito pensato che Dennis Blake, dopo l’esperienza editoriale a quattro mani con Megan L. Collins dal titolo “Ossessione d’amore”, sarebbe tornato a far parlare di sé molto presto.

Infatti, torna alla grande grazie a una nuova pubblicazione dal titolo “Tutta colpa di Roma” che uscirà il 20 Settembre su Amazon.

Dennis Blake scrive da molto tempo, anche se si dedica a romanzi di vario genere, ma ha deciso di utilizzare uno pseudonimo che gli permetta di spaziare i vari ambiti in piena libertà.

Questa storia, ambientata nella città eterna, racconta della storia d’amore tra Dennis e Aurora in un’era moderna, quella dei social network, proprio lì dove i due si incontreranno virtualmente. In un gruppo di lettura, per la precisione, dove avranno modo di conoscersi, di scambiare quattro chiacchiere, di fantasticare sull’esistenza dell’altro, ma diventerà mai un amore reale o resterà nelle fantasie di ciascuno dei due?

Ciao Dennis, grazie per aver accettato questa intervista. Allora, ti chiedo in primis, come nasce questa storia e da cosa è nato il titolo “Tutta colpa di Roma”.

RISPOSTA:

Nasce tutto da un’esperienza personale, da un’emozione vissuta in prima persona. Ho chiuso gli occhi ed ho lasciato che a parlare fosse il cuore. A volte la vita ci mette su binari che non scegliamo e che non sentiamo come nostri… il destino sa essere molto beffardo. Ecco… chiudendo gli occhi ci si può riappropriare di sogni intimi e profondi che si coltivano da bambini e allora tutto cambia colore e può mutare in visione.

Chi sono i protagonisti Dennis e Aurora? Esistono davvero?

RISPOSTA:

Nelle mie storie ci sono personaggi presi sempre dalla vita reale: amici, parenti o me stesso, in prima persona.

Come mai hai deciso di ambientare questa storia nella tua città? Pensi al romanticismo che emana ancora la città eterna?

Tutta colpa di Roma di Dennis Blake

RISPOSTA:

Per la prima volta una città diventerà protagonista e sarà determinante per lo svolgimento della trama. Amo Roma ed ho sempre desiderato in qualche modo darle voce. Ora credo di esserci riuscito in modo divertente e originale ma saranno le lettrici poi a darmene conferma. Le ambientazioni che tratto, le curiosità legate a molti luoghi saranno l’occasione per scoprire angoli nascosti della Città Eterna. Sono certo che anche i romani doc troveranno cose che non conoscono.

Dennis e Aurora si conoscono virtualmente. Credi sia possibile innamorarsi di una persona tramite i social o comunque usando internet?

RISPOSTA:

Come dicevo tutto nasce da un’esperienza personale e da un’emozione. Ma in fondo la storia di Dennis e Aurora è la storia di tutti, perché è la storia di un sogno e tutto lo abbiamo coltivato almeno una volta nel cuore. Basta uno sguardo, un sorriso, una frase… e un incontro diventa destino.

Non voglio chiederti se i due si incontreranno, ma lasciaci sognare ancora un po’… cosa ti ha spinto a raccontare una storia come questa?

RISPOSTA:

La necessità di immortalare su carta e rendere in qualche modo eterna un’emozione che non volevo andasse persa. Ci sono storie che vanno raccontate. Personaggi che devono vivere. Se la vita reale non permette di farlo, resta la scrittura.

C’è qualcosa di autobiografico in quest’opera, visto che il protagonista maschile si chiama Dennis come te?

RISPOSTA:

Sì, c’è sempre molta vita nei miei romanzi. Fin da piccolo ho sempre avuto il bisogno profondo di raccontarmi… di scrivere storie per buttare fuori tutta la mia emotività. Ora sono già al lavoro su un nuovo romanzo. Questa volta andrò a illuminare il mio passato.

Cosa ti aspetti che dica il pubblico quando leggerà questa storia? Che messaggio vuoi trasmettere ai tuoi lettori?

RISPOSTA:

Sono certo che leggendo “Tutta colpa di Roma”, per un attimo tutte le paure, le fragilità lasceranno spazio al sentimento e al sogno. Per un attimo Dennis, Aurora e Roma scalderanno i cuori e disegneranno negli occhi un sorriso.

Ricordiamo che “Tutta colpa di Roma” uscirà il 20 Settembre su Amazon, ma è già in pre-ordine.

Link: https://www.amazon.it/Tutta-colpa-Roma-Dennis-Blake-ebook/dp/B075K7F6WC/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1505474137&sr=8-1&keywords=Tutta+colpa+di+Roma .

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

“Le bugie hanno le gambe di Chiara”.

È il titolo della sua nuova opera, in uscita il 28 Agosto e subito si parla di lei.

Flora Gallert, amatissima e seguitissima autrice di una generazione che apprezza davvero tanto le storie d’amore moderne e simpatiche che, in fin dei conti, si rivelano adatte a un target di pubblico molto più ampio di quel che immaginiamo, torna a raccontare la sua nuova esperienza letteraria.

Sono molto contenta di poterla intervistare per The Pink Cafè perché, magari, potrà svelarci qualche divertente retroscena di questo suo nuovo lavoro. Chi è Chiara?

La protagonita della sua nuova storia promette di farci divertire, magari di farci sognare, sorridere, emozionare e rilassare, ma parliamone direttamente con l’autrice.

Ciao Flora, grazie per aver accettato questa intervista. Vorrei subito chiederti quando e come è nata l’idea per questa nuova storia.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, grazie a te per la tua gentilezza e disponibilità. Questa idea è nata più di un anno fa ma non era ancora matura e pronta per essere portata su carta quindi, a metà stesura, ho lasciato il romanzo in pausa, per poi riprenderlo molto tempo dopo, stravolgendo il finale.

Chi è Chiara?

RISPOSTA:

Chiara all’inizio può sembrare molto materiale, frivola ma è solo l’apparenza, perché dentro riscopre di avere valori importanti.

Da cosa è nato il titolo “Le bugie hanno le gambe di Chiara”? Molto carino, devo dire. Sfizioso, originale.

Le bugie hanno le gambe di Chiara di Flora Gallert

RISPOSTA:

Tutto in questa storia è stato difficile, anche il titolo è venuto fuori un pezzetto alla volta e ci ha messo un anno e mezzo a completarsi. Ovviamente si riferisce al fatto che Chiara racconta un bel po’ di bugie.

Puoi anticiparci qualcosa della trama?

RISPOSTA:

Certo. Chiara è una fashion blogger e i social sono il suo mondo, è una ragazza all’apparenza superficiale ma, per amore del padre, decide di dare una svolta alla sua vita, nulla però è come si aspettava e dalla bella villa a Roma si ritrova in un vecchio casolare di campagna a Le Pont-de- Planches.

I lettori dovranno aspettarsi una storia d’amore?

RISPOSTA:

Ovviamente sì.

Cosa vuoi dire a chi ti leggerà?

RISPOSTA:

Spero di regalare un sorriso al lettore e delle piacevoli ore di evasione dai problemi quotidiani.

Ancora una domanda: se infilassi ora una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Spero di poter vivere facendo ciò che più adoro: leggere e scrivere!

Grazie per la tua gentilezza e cordialità e in bocca al lupo!

RISPOSTA:

Crepi il lupo e ancora grazie per tutto!!

Tiziana Iaccarino.

“Per colpa di un biscotto”, la nuova opera di Monica Portiero.

Per colpa di un biscotto” è la nuova, simpatica e piacevole opera dell’autrice Monica Portiero.

Una storia giovane, moderna, leggera e molto divertente, almeno queste sembrano le premesse, nel leggere la sinossi.

Sono contenta di poterne parlare direttamente con l’autrice che magari ci svelerà qualche retroscena inerente la stessa.

Chi sarà la protagonista di questa storia?

Tra l’altro “Per colpa di un biscotto” è la prima opera di una interessante “Humor Collection” che, a quanto sembra, prevede ben sei storie, tutte autoconclusive e a sé stanti, che l’autrice ci farà conoscere prossimamente.

Ciao Monica, grazie per aver accettato di rispondere alle domande di questa intervista. Vorrei chiederti subito quando è nata l’idea per questa storia e da cosa hai tratto ispirazione per il titolo?

RISPOSTA:

Ciao Tiziana e grazie per l’intervista e l’opportunità di parlare di “Per colpa di un biscotto”.

L’idea è nata l’anno scorso mentre parlavo con un’amica. Ridacchiavamo come bambine, sull’onda di una battuta e alla fine è arrivata lei: Pandora.

Io trovo subito i titoli per i romanzi e questo non è stato da meno. In pochi minuti avevo il titolo e la storia completa compresa di finale.

Preciso che per me questo romanzo ha una valenza tutta sua e che i nomi dei protagonisti non sono stati usati a caso ma anch’essi hanno un significato recondito, che in pochissimi potrebbero interpretare.

In verità nulla in questo romanzo è quello che sembra. Sono ambigua? Sì, lo sono, ma non dirò altro.

Perché è colpa di un biscotto?

RISPOSTA:

La colpa è di un biscotto perché… il titolo svela quasi tutto il romanzo e non credo di potermi sbilanciare molto. Diciamo che il “biscotto” sarà la fonte di un grave cruccio per Pandora.

Chi è la protagonista di questa storia? Ce la presenti?

RISPOSTA:

La protagonista della storia è Pandora Bennett, ultratrentenne alle prese con un nuovo lavoro, nuovi colleghi e sempre la solita vita quotidiana che comprende anche la sua grande passione per lo zucchero e la creazione di dolci in generale.

Ha una madre freddina e un marito distratto che detesta la suocera; spesso Pandora si colloca in mezzo tra i due, come un arbitro e cerca di mediare, cosa non proprio semplice.

È una ragazza tranquilla e perbene, un po’ bacchettona, forse. Il suo inghippo inizia e finisce con Alfred, collega di lavoro bellissimo- decisamente bellissimo- scusate se lo ripeto due volte, ma anche qui sta il nodo della questione, titolare di un messaggino inviato per errore a Pandora che giungerà dritto dritto nelle mani della di lei madre. E qui…

In che genere collocheresti l’opera e quali sono le tue aspettative per la sua uscita?

RISPOSTA:

È un genere di romanzo che non ho mai considerato di scrivere, tranne l’esperienza con te che mi stai intervistando, fatta con “La ragazza in mezzo al mare”.

È anche su tua esortazione, che ho deciso di cimentarmi in qualcosa di divertente.

Io sono dotata di un certo spirito di patata (così lo chiama mia mamma) che fa ridere tutti quando meno me l’aspetto e senza aver detto nulla di particolare, secondo me.

Sta di fatto che ho una spiccata ironia, ma non avevo mai pensato di usarla in questo modo, anche se si evince spesso dai miei scritti precedenti. O così mi hanno fatto notare.

Lo colloco nel genere umoristico, non essendo una storia d’amore e neppure una vera commedia (credo).

Ho usato la prima persona, cosa rarissima per me, che prediligo la terza ed è un esperimento che spero faccia divertire chi avrà la voglia di leggermi.

Mi aspetto di aver stimolato, oltre che una riflessione (perché credo che ciò che avviene nel romanzo possa anche essere capitato ad altri nella vita reale) anche qualche risata.

Ho notato che “Per colpa di un biscotto” è la prima opera di una serie intitolata “Humor Collection” che prevede in totale sei storie, tutte autoconclusive e molto divertenti. Ci racconti questo progetto?

Per colpa di un biscotto di Monica PortieroRISPOSTA:

Mi sono immaginata più protagoniste donne in vari “episodi” quotidiani e similari a quello descritto in “Per colpa di un biscotto” e mi è venuta voglia di sperimentare una collezione tutta mia, tenendo conto che alla base di “Per colpa di un biscotto” c’è un equivoco.

Ho immaginato una collezione da sei, ma vedrò meglio in seguito.

Spero possa piacere, anche perché da scrittrice western e narrativa contemporanea, il salto ad un genere di scrittura più “lieve” mi affascina e mi spaventa al contempo.

Chissà se il mio senso umoristico piacerà?

Quindi, nei prossimi mesi, ci saranno le altre storie?

RISPOSTA:

Sì. Ne ho alcune pronte, da revisionare. Chi mi segue sa che scrivo da moltissimi anni (circa trenta) e continuamente. I miei romanzi subiscono grandi evoluzioni ma ne ho moltissimi nel cassetto che spero di far emergere nel modo più corretto possibile.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Verrebbe fuori che desidero un po’ di tranquillità per continuare a leggere e scrivere in santa pace.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Grazie a te di essere sempre così gentile e disponibile e grazie a chiunque legga l’intervista.

Tiziana Iaccarino.

Malia Delrai: da Roman alla Delrai Edizioni, la scoperta e l’emozione, i sogni realizzati dall’autrice e l’attività imprendioriale dell’editrice.

Malia Delrai è un nome conosciutissimo, ormai, quindi evito di presentarvela perché penso che tutti sappiate di chi stiamo parlando.

Lei nasce come un’autrice che si è fatta conoscere dal grande pubblico sul web grazie a opere molto intraprendenti dal punto di vista narrativo e soprattutto seduttive per le lettrici più romantiche e sognatrici, grazie alla generosa virilità di personaggi maschili alquanto attraenti e soprattutto sopra le righe.

Si può dire che la serie “Piacere Russo” l’abbia consacrata all’attenzione generale di un pubblico molto vasto sul web, in quanto Roman ha conquistato centinaia di migliaia di lettrici attraverso la sua storia, ma sono tantissime le opere pubblicate e già apprezzate dal pubblico: da “Lezione di carne” ad “Amore da inchiostro: un romanzo per amarti – un editor per amarti”.

A un certo punto della sua carriera autorale, Malia si è resa conto evidentemente delle potenzialità che aveva a fronte di una fetta di una notorietà che le perveniva grazie a opere che erano state molto apprezzate e ha deciso di intraprendere la carriera imprenditoriale ovvero quella da editore, aprendo la casa editrice Delrai Edizioni.

Giovane, innovativa, moderna, intraprendente, tenace, testarda, molto attiva e soprattutto forte del consenso di un pubblico che già la amava tanto come autrice, Malia si è resa uno degli editori più giovani e apprezzati e sta contribuendo alla grande all’ascesa della sua casa editrice sul panorama editoriale italiano.

Malia Delrai

In questa intervista parliamo direttamente con lei, in quanto possiamo scoprire molte cose che ancora non conosciamo e magari apprezzare ancora di più la donna, l’autrice, l’editore e la collega (autrice).

Ciao Malia, grazie per aver accettato questa intervista, sono molto contenta che tu possa raccontarti al club letterario “The Pink Cafè”, perché ti seguiamo da tanto e ti ammiriamo molto per il tuo coraggio e il tuo impegno nell’editoria.

Raccontaci, però, come sei nata innanzitutto come autrice. Quando hai iniziato a scrivere e cosa?

RISPOSTA:

Ho iniziato a scrivere “seriamente” nel lontano 2008. Cavolo, quanto tempo! Tanti motivi mi hanno spinta, ma soprattutto il fatto che stessi cominciando a leggere romanzi appassionanti e in un certo senso mi spingevano a esprimere la mia opinione in merito. Infatti ho iniziato con le fan fiction, mi piacevano tantissimo e poi sono finita agli “originali”, ossia ai romanzi. Il primo che ho scritto è stato “Soffio di Cotone”, ancora inedito oggi, ma che molti già conoscono, poi c’è stato “Lezione di Carne”, pubblicato in self e “Anime di Sangue”, pubblicato, ma ritirato dal commercio. Ehi, quanti romanzi pubblicavo all’inizio!

Qual è stata la prima storia che hai pubblicato e come l’hai fatta conoscere a un vasto pubblico?

RISPOSTA:

Vasto”? Booooooooooh. Non ho la risposta, sai? Per me, probabilmente, ancora non ho ottenuto un così “vasto” pubblico. Alla fine non so bene di che numeri si parli, ma probabilmente vorrei che le mie storie fossero conosciutissime, ancora di più. Pretendo troppo? Forse sì, forse è così. Però mi piacerebbe da autrice essere in tutte le librerie italiane, avere questo tipo di impatto. Sì, mi piacerebbe, però ammetto che non sia per niente facile. Continua a leggere Malia Delrai: da Roman alla Delrai Edizioni, la scoperta e l’emozione, i sogni realizzati dall’autrice e l’attività imprendioriale dell’editrice.

Una chiacchierata con l’autrice Angela Parise.

Angela Parise è un’autrice genovese che si è dedicata alla scrittura da giovanissima.

La sua prima opera letteraria si intitolava “Il buio e la luce” (La Riflessione Editore) cui è seguito “Un biglietto di sola andata per Berlino“. Nel 2012 è la volta dell’opera “Il fatidico giorno prima” pubblicata sempre dalla stessa casa editrice, poi nel 2013 il suo quarto lavoro dal titolo “Scandinavia – storia di un papà e della sua bambina” viene pubblicato dalla Prospettiva Editrice.

Parliamo in questa chiacchierata con l’autrice per conoscerla meglio e per farci raccontare i suoi sogni, i suoi lavori in cantiere, la voglia di esporsi e soprattutto il desiderio di emergere come ogni artista talentuoso meriterebbe.

Ciao Angela, ti ringrazio per aver accettato questa intervista per il nostro Pink Cafè e comincio con il chiederti quando è cominciata la tua passione per la scrittura.

RISPOSTA:

14813691_1316997711651760_700573824_nEro molto giovane, durante gli anni del liceo sebbene io abbia sempre smanettato con penna e quaderno fin da bambina. Ciononostante, se devo darti una data precisa, la localizzerei nel ’98… avevo sedici anni ed ho iniziato la prima stesura di “Un biglietto di sola andata per Berlino” che difatti quest’anno diventa maggiorenne.

Cosa o chi hanno influenzato la stesura delle tue storie?

RISPOSTA:

Di solito io parto da vicende legate a me e alla mia famiglia: quanto succede a me e a chi mi è vicino influenza al 99,9 periodico per cento tutto quello che scrivo. Poi generalmente prendo un qualche avvenimento particolare, lo romanzo e ne esce fuori un libro.

A che genere preferisci dedicarti o per il quale ti senti più predisposta?

RISPOSTA:

Siccome sono una masochista, amo scrivere memoir e romanzi di formazione. Ti dico masochista, perché al giorno d’oggi sono tra i generi maggiormente finiti nel dimenticatoio (un’agenzia tempo fa classificò il mio lavoro come romanzi “mainstream”, ossia narrativa non di genere). Tuttavia, è quello che mi riesce meglio: anche quando scrissi “Un biglietto di sola andata per Berlino” che è il mio unico romance, non riuscii a non aggiungere altri elementi per cui ne venne fuori un romanzo rosa un po’ atipico diverso da tanti che abitualmente si leggono.

Quale è stata l’opera che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

RISPOSTA:

Non te lo saprei dire. Come ti ho detto prima, lego le storie che scrivo a eventi successi nella mia vita o in quelli della famiglia, per cui sono tutte cose importanti e significative e non saprei fare una classifica.

A cosa stai lavorando in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

RISPOSTA:

Questa è una domanda difficile. Dopo la chiusura della mia prima casa editrice, ho pensato di ripubblicare i miei primi romanzi in self e per un certo periodo mi sono ridedicata a quelli. Poi sono arrivati due inediti che sono fermi in un cassetto. È un periodo particolare in cui non mi sento di pubblicare sebbene abbia due libri pronti: come ti dicevo prima, siamo in un momento storico in cui certi generi sono destinati a non essere pubblicati e letti. Me ne faccio una ragione, non pubblico e accetto le cose come sono sperando che cambino.

Raccontaci di un’occasione mancata. Torneresti indietro per riacciuffarla?

RISPOSTA:

Se si parla di editoria, ancora la mia grande occasione non l’ho avuta o almeno, se anche mi è passata davanti, io non l’ho vista. Se si parla di vita vissuta, forse tornando indietro riprenderei gli studi universitari: per questo tuttavia non mi pongo limiti: sto ancora aspettando i tempi buoni per prendere la mia desiderata laurea.

Tira fuori dal tuo cassetto un sogno. Qual è?

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RISPOSTA:

Se lo faccio apro un polverone, però mi sento di dirlo: vorrei che l’editoria ritornasse a marciare per tutti i generi: che molti scrittori talentuosi non venissero discriminati perché non scrivono le fotocopie di altri millemila libri che escono giornalmente. Dal lato delle big, sarebbe bello che non ci si limitasse a portare avanti autori che hanno già Santi in Paradiso e proprio perché li hanno; dal lato del self sarebbe bello un po’ più di spazio per tutti visto che al mondo esistono molti generi belli e meritevoli.

Grazie ancora per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

Una chiacchierata al Pink Cafè con Anna Premoli.

Anna Premoli è una delle scrittrici più apprezzate e conosciute del momento. Nata in Croazia, ma naturalizzata in Italia, si è laureata in Economia dei mercati finanziari all’Università Bocconi di Milano.
Ha una carriera professionale interessante che si muove nel settore finanziario, lavorando prima per la J.P. Morgan e poi per una banca privata.
Ha iniziato a dedicarsi alla scrittura con l’opera “Ti prego lasciati odiare” che è stata autopubblicata nel 2012, fino a essere acquisita dalla Newton Compton Editori e vincere addirittura la 62ª edizione del Premio Bancarella.
A seguire sono scaturiti successi intitolati: “Come inciampare nel Principe Azzurro”, “Finché amore non ci separi”, “Tutti i difetti che amo di te”, “Un giorno perfetto per innamorarsi” e “L’amore non è mai una cosa semplice” sempre con Newton Compton Editori.
Per me è una gioia e un onore intervistare un’autrice tanto seguita e amata, perché si è fatta conoscere e apprezzare per la sua verve e certamente per il suo indiscusso talento.

Ciao Anna, grazie mille per aver accettato un’intervista per il club letterario “The Pink Cafè”.
So che la tua prima opera letteraria è nata nel corso della tua prima gravidanza, è vero? E cosa o chi ti ha ispirato la storia?

RISPOSTA:

È vero che ho iniziato a scrivere durante la gravidanza per svagarmi, ma contrariamente a quello che si pensa, il primissimo libro che ho scritto è stato “Come inciampare nel principe azzurro”. “Ti prego lasciati odiare” è venuto subito dopo, in un momento della mia vita in cui davvero non aspiravo affatto a farmi pubblicare. Ho iniziato per gioco, convinta che non sarei mai arrivata alla fine della stesura. La storia è nata per caso, in un momento in cui ero sotto il forte influsso dei drama coreani e avevo disperatamente bisogno di scaricare lo stress. Avevo questi personaggi che mi vagavano per la mente con tale insistenza da convincermi a prendere in mano un pc per provare a raccontare la loro storia.

Con l’opera “Ti prego lasciati odiare” hai anche vinto il Premio Bancarella. Che effetto ti ha fatto questo traguardo alla prima pubblicazione?

RISPOSTA:

anna_premoli-250x396Sono rimasta incredula per parecchio tempo. Più che essere felice per me stessa, ricordo che ero davvero contenta per la casa editrice, che si è prodigata in modo incredibile per il mio libro, e per il genere rosa in sé. Ero stufa di sentir sempre e solo parlare del rosa come di un genere strappalacrime per donnette con problemi esistenziali. La vittoria al Bancarella è stata invece l’ufficializzazione, il riconoscimento per un intero genere che sostiene in buona parte in fatturato delle case editrici d’oggi e che tratta in termini attuali i problemi delle donne. Il rosa è oggi quanto di più femminista possa esserci e io ne sono fiera.

Quali aspettative c’erano, in seguito, rispetto alla prima opera, per quelle a venire? Cosa ti dicevano le persone e quali commenti ricevevi in merito?

RISPOSTA:

La cosa veramente bella riguardo allo scrivere per passione e non per professione, come io ho continuato a fare perché non mi sono mai convertita a fare sul serio la scrittrice, è che le aspettative non ci sono. O almeno il mio editore mi ha capito e ha saputo non farmele mai pesare. Io scrivo quello che voglio, quando voglio. Ho completa libertà. E anche la mia scelta di non essere presente sui social ha limitato molto il brusio di sottofondo che inevitabilmente si crea quando si pubblica un nuovo romanzo. Sono invece in contatto via email con un sacco di lettrici assolutamente deliziose, che davvero non so come ringraziare per l’affetto.

Continua a leggere Una chiacchierata al Pink Cafè con Anna Premoli.