“C’era una volta a New York”, sta tornando in libreria Cecile Bertod!

Cecile Bertod è una delle autrici italiane più quotate del panorama editoriale italiano. Un nome che è diventato anche un marchio e per qualcuno una garanzia, perché le sue opere sono apprezzatissime e l’autrice è molto stimata.

Sono contenta di sapere che torna alla grande con una nuova pubblicazione di cui ci ha raccontato in varie occasioni anche sul web, attraverso dirette live e post. Lei, in pratica, è un’artista molto social e si fa apprezzare per la sua verve e la sua intraprendenza.

C’era una volta a New York” uscirà il 5 Ottobre in tutte le librerie italiane e nei migliori store on line.

Qui scopriamo una Cecile che si è data da fare a raccontare una storia che attraversa il globo: da Parigi a New York con una protagonista un po’ particolare: Sophie. Chi è, in realtà, questa donzella dovrà affrontare una serie avventurosa di eventi prima di arrivare all’amore?

Ciao Cecile, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Vorrei chiederti come è nata questa storia che sembra essere completamente diversa dalle precedenti. Mi sbaglio?

RISPOSTA:

Ciao! Be’… oddio, non saprei. Diversa forse nello stile, parliamo di uno storico e non più di un contemporaneo, ma restano inalterate l’ironia e la bieca considerazione che ho del genere umano e dei cappellini con le piume, argomento per cui prevedo di inserire un’appendice al libro: “piume e ciliegie, compendiario di stile per un sabato sera lontano da gaffe e inutili interrogatori al commissariato”.

Questo in realtà è il mio primo romanzo rosa, anche se verrà pubblicato solo oggi, e difatti Cecile Bertod era il nome del personaggio femminile del romanzo. Ora invece sarà per ovvi motivi Sophie Riou. Come nasce, sarò sincera, non lo so, ma credo abbiano influito vodka, zitellaggio indiscriminato e l’assenza del Wifi.

Da cosa e da dove nasce il titolo “C’era una volta a New York”?

RISPOSTA:

Mi piaceva l’idea: “C’era una volta”. Evocativo, poi tutto sommato sempre meglio di “l’uomo che entrò dall’oblò e si infilò nel mio baldacchino”. Poi mi dicevano che “Via col vento” era stato già preso, la cosa lì per lì mi ha un po’ spiazzata, ho cercato di andare sul sicuro, sai. Una di quelle frasi mai sentite… E poi ho aggiunto New York.

Chi è realmente Sophie?

RISPOSTA:

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Sophie è una donna sfigata. Ma tanto. È la vittima di questo romanzo scapestrato. La becchiamo in un momento difficile, uno di quei “mi scusi, sono momentaneamente occupata”. Parentesi temporale che in questo caso comprende un sequestro non autorizzato dalla media borghesia, orrore e raccapriccio, una crociera non prevista verso il nuovo mondo e la terribile, involontaria, imperdonabile distruzione di un delizioso ombrellino da passeggio. In poche parole: Sophie è un personaggio a un passo dall’esaurimento nervoso. Ondeggia tra le onde in attesa del suo momento di rivalsa. Cova vendetta divorando tartine al salmone. Come non comprenderla? Quell’ombrellino era nuovo!

Io sono curiosa di chiederti se hai mai tratto ispirazione dalla tua vera vita, nel corso di questi anni, durante la stesura dei tuoi romanzi.

RISPOSTA:

Di continuo, purtroppo. E considerando quello che scrivo non è neanche troppo dignitoso ammetterlo. Apre uno scorcio sulla drammaticità dei miei incontri sentimentali di questi ultimi anni.

Qual è il romanzo che ti rispecchia meglio e quello al quale, invece, sei più legata?

RISPOSTA:

Quello che mi rispecchia meglio uscirà a febbraio e quindi ne parleremo magari a febbraio – risata malefica – quello a cui sono più legata è di sicuro “Tutto ma non il mio tailleur”, che oggi invece ha preso il titolo della novella (compresa nel romanzo) e cioè “Nessuno tranne te”. La mia Trudy occuperà sempre un piccolo pezzettino del mio cuore. Forse perché sono l’unica in grado di capirla davvero. Ha bisogno di me per sopravvivere.

Sei un’autrice legata all’idea che arrivare in libreria sia fondamentale per chi scrive?

RISPOSTA:

Ma diciamo che aiuta molto. Ecco, se arrivassi in salumeria potrei mettere in difficoltà il rivenditore e creare un po’ di confusione nell’acquirente. Una di queste volte mi piacerebbe arrivare in una fumetteria per generare panico tra i lettori disseminando aneddoti raccapriccianti su Spiderman e l’uso improprio della lingerie da passeggio.

Cosa desiderava Cecile quando è nata come autrice e ha cominciato a farsi conoscere da un vasto pubblico di lettori?

RISPOSTA:

Che domande! Un brasiliano oliato in perizoma zebrato come qualsiasi autrice di rosa che si rispetti. Pfiu!

Ho notato spesso che, in questo ambiente, ci sono realtà davvero contrastanti: c’è chi aspira ad arrivare in libreria e chi, invece, preferisce restare self. Perché, secondo te, esistono realtà tanto contrastanti?

RISPOSTA:

Perché ci sono contro in entrambe. E c’è chi preferisce la libertà prima di ogni cosa, quindi restare self, chi invece vive ancora secondo quella vecchia concezione di autore da etichetta e sogna la libreria. Io credo che ci sia del giusto in entrambe, ma anche che entrambe siano mosse da un unico denominatore. Ogni autore vuole arrivare a quanti più lettori possibili, poi dietro può esserci qualsiasi motivazione, soldi, fama, condivisione, bisogno di sentirsi parte di un insieme, trovare un mezzo all’apparenza innocuo per far sapere a mezzo mondo che il tuo ex ce l’ha piccolo come un timido girino con la raucedine. Insomma, il vero problema è perché se scrive, poi i mezzi di diffusione sono ovviamente quelli che ti consentono più facilmente di perseguire quell’obiettivo.

Cosa significa per un autore arrivare in libreria? Raccontaci i pro e i contro, se ce ne sono, ovviamente.

RISPOSTA:

Per un autore non lo so, per me significano solo grandissima ansia da prestazione, nausea, vomito, morte apparente. Che poi tu lo sai come sei fatto, che ti metti a fare? Lo scrittore! Ecco, brava, no, davvero Cecile. Complimenti. E ancora peggio, lo scrittore in libreria. Cioè non lo scrittore da angolo, tipo azalea, vaso decorativo. Lo metti lì su una scrivania, spolveri di domenica. E intanto lui sta lì a battere, battere, battere. Ogni tanto passa qualcuno: ma ancora? Te lo vuoi trovare un lavoro serio? E lui: ma io sono uno scrittore! Già, solo che lo sa solo lui. Però ecco, a suo modo è fortunato, perché resta convinto, non c’è nessuno che può contraddirlo, nessuno l’ha letto. Nessuno smetterà mai di leggerlo. Quindi in sostanza, non rischia neanche un flop. Meno di zero c’è solo zero. È lo scrittore perfetto! L’irriducibile, intramontabile sconosciuto. L’uomo che scavalca le vette dell’immaginazione spinto da biscottini al burro e tazze di tè liofilizzato. Se entri in libreria invece è finita. Per sempre. Basta un errore e cadi giù dalla mensola. E nessuno ti raccoglie. Diventi carta straccia da bidone. Ah… che immagine agghiacciante. Finire in un bidone, e ho solo 34 anni! Di tutte le cose che speravo, il bidone non l’avevo mai preso in considerazione, ecco.


Cosa consiglieresti a una nuova autrice che vorrebbe farsi notare?

RISPOSTA:

Non so… è una domanda complessa. Tanto per iniziare, farsi notare da chi? Lettori? Case editrici? Colin Morgan? Perché per la terza potrei essere poco d’accordo e ho origini calabresi, che tra le tante prerogative genetiche sono accomunati da una inspiegabile predisposizione per il peperoncino e i fucili a piombini. No, così, io ho avvisato…

Ancora una domanda: cosa ti aspetta in seguito? Ci saranno altre pubblicazioni entro quest’anno o per il prossimo?

RISPOSTA:

Febbraio l’ultima. Dopodiché stop. Esatto, proprio stop. Stop a tempo indeterminato. Ho deciso di aspettare, per ricominciare, che sia come dico io, che questo sia quello che voglio davvero in ogni suo aspetto, non solo in parte. Ho deciso che conto più io, io scelgo sempre me, perché se non mi scegliessi io non mi sceglierebbe nessuno. E così lotto per me, ma lotto davvero per me, sempre. Per fare in modo che quello che sono e faccio sia come volevo che fosse all’origine, anche disposta a chiudere per sempre un capitolo se non c’è modo di dargli il finale che desideravo. Non per forza costretta a continuare. Ma poi perché? Per cosa? Non è un obbligo scrivere, non lo è davvero, è invece un obbligo volersi bene, rispettarsi. Ed è quello che intendo fare anche stavolta. Senza fare l’impossibile pur di restare, senza farmi del male. E se non deve essere questo il mio destino, cioè scrivere, saluterò questo mondo con un sorriso, senza rimpianti. Tutto sommato ho raggiunto già più di quanto avrei mai sognato di vedere.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

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“Whatever happens”: qualunque cosa accada. Una storia giovane e moderna.

Ho apprezzato questa storia dalle sue prime pagine. Per quanto l’autrice abbia confessato che era stata un’opera giovanile che ha recuperato in seguito, per svilupparla in un racconto più articolato (infatti, potrete trovare alla fine dell’eBook la versione breve della storia stessa con la quale aveva partecipato a un concorso molti anni fa), io ho trovato, come sempre, il suo stile impeccabile, risoluto, riconoscibile in quanto molto bene articolato, ricco di dettagli interessanti (e chi mi conosce, sa bene che amo le descrizioni) e soprattutto con una proprietà di linguaggio poco comune.

Quando acquisto un’opera di Monica Portiero vado a colpo sicuro, perché conosco il suo stile, so bene che sia in grado di creare storie diverse da quelle che si trovano in giro, ma soprattutto che sono raccontate con minuzia e professionalità e un grado di conoscenza degli argomenti che tratta sempre molto alto.

La Portiero ha sempre affermato che, oltre ad amare la scrittura, adora la lettura, è una persona molto preparata, professionale, intraprendente e attenta al dettaglio. Legge molto, si informa, si documenta, si prepara, studia. Un vero scrittore è tale soprattutto se ha una preparazione adeguata alla sua tenace voglia di migliorare, di sviluppare una carriera degna di nota.

Questa autrice scrive divinamente. Io la consiglio a chi ama le storie ben fatte, diverse dalle solite e soprattutto bene articolate, dove si nota da subito che la scrittrice è veramente brava e preparata.

LA STORIA.

La storia di Dot e Aiden mi ha colpito molto, in quanto mi sono detta dall’inizio, come poi si viene a scoprire nella storia stessa, che doveva essere accaduto qualcosa di rilevante il 4 Aprile, per le vicende narrate tra i due protagonisti. Questa data ricorre in tutto il racconto ma, alla fine dell’eBook, si scoprirà avere una certa rilevanza anche per l’autrice.

Dot e Aiden fanno parte di un gruppo musicale: i The Mask e vivono le stesse emozioni tra alti e bassi.

Dot che, in realtà, si chiama Gloria, è una chitarrista talentuosa, da sempre innamorata di Aiden, e subirà un cambiamento dall’inizio alla fine, diventando una persona consapevole di sé, dei suoi sentimenti e di ciò che può offrirle la vita e la carriera. Aiden è fidanzato con Casey, una ragazza stupida, viziata, capricciosa, ma soprattutto appiccicosa, troppo per i gusti dei componenti del gruppo, anche se nessuno osa replicare, neanche il manager dei ragazzi, Frank. Tutti tacciono, in pratica innanzi alla presenza fin troppo invadente della ragazza. Aiden, però, non ne sembra davvero innamorato, anche se va avanti per la sua strada e non può minimamente immaginare cosa lo aspetti in seguito.

Dot custodisce un segreto che la lega al ragazzo e soprattutto alla data: 4 Aprile.

Non voglio spoilerare, perché dovrete scoprire che cosa è successo in quella data e perché Dot ha tutte le intenzioni di nascondere il suo segreto. Ma la domanda è: ce la farà al prospetto di Aiden? Un ragazzo tanto attraente e volitivo, forte e osannato dalle fans da far perdere la testa a qualunque donna gli possa girare attorno?

Whatever happens di Monica Portiero

Questa storia è giovane, fresca, moderna (per quanto l’autrice abbia confessato di averla scritta molti anni fa) e sicuramente adatta a un pubblico che ama le opere leggere, di un certo tipo, ma soprattutto intraprendenti e ben scritte.

Se avessi potuto mettere dieci stelle, lo avrei fatto. Ripeto, ormai per me Monica Portiero è una garanzia e ogni volta che esce una sua opera io la compro a colpo sicuro, soprattutto se essa appartiene al genere che piace a me, come in questo caso.

Complimenti!

Tiziana Iaccarino.

“Mia” di Daniela Ruggero per #EstrattInSpiaggia.

L’autrice Daniela Ruggero per #EstrattInSpiaggia ci presenta un estratto della sua opera “Mia”.

«Toccami Mia, voglio sentire le tue mani su di me.»

La sua richiesta è accompagnata dalla sensualità della sua voce che lascia trasparire la sua eccitazione. Accarezzo il suo corpo incerta. Temo di non essere all’altezza delle sue aspettative. Lui mi abbraccia e scivoliamo sulle lenzuola.

«Lasciati andare.» Suggerisce Josh. «Sei troppo tesa.»

Posa le labbra sul mio seno e inizia e succhiarmi il capezzolo, la sua lingua mi accarezza. Emetto un gemito di piacere e questo sembra dargli l’impulso per proseguire. Lo sento scendere con la mano destra sulle cosce, mi accarezza il pube e poi sfiora la mia intimità. Mi penetra con un dito mentre con il pollice compie movimenti delicati sul clitoride. Gemo spingendo il bacino contro la sua mano, Josh sa come toccarmi come se lo avesse fatto da sempre.

«Sei pronta?» Domanda mordicchiandomi il lobo dell’orecchio.

«Sì.» Rispondo con un respiro strozzato.

Josh si sposta su di me, il suo corpo è bollente. Le sue labbra affamate si avventano sulle mie.

Allunga la mano sul comodino e afferra qualcosa, sento il rumore della carta del preservativo, lo indossa mentre mi bacia con gentilezza. Quando entra nel mio corpo la sensazione di pienezza mi sorprende. Si muove piano con spinte profonde, decise. Godo di questa unione carnale. Il suo corpo è il piacere.

«Sei con me?» Domanda lui alzando il capo.

I nostri occhi si fondono l’uno nell’altro. Mi rendo conto che una parte di me ha sempre sperato che questo momento arrivasse nonostante le conseguenze.

«Sì.»
«Nulla potrà separarci, sarai sempre con me. Sempre.» Promette.

Le sue mani intrecciano le mie mentre si muove. Le sue labbra incollate sulle mie. Le nostre lingue si incontrano accarezzandosi.

In questa stanza lontani dal mondo possiamo allontanare i pensieri, i dubbi i turbamenti. Siamo noi, il nostro legame che sboccia e si intensifica, che diventa indissolubile. Tra le sue braccia avverto la completezza e riemergo dalla delusione. Rinasco.

«Ti amo.» Dice Josh. «Ti ho amato dal primo istante.»

Mentre le sue parole si imprimono nella mia anima le sue spinte si fanno decise, dure. Scivolo nell’oblio dei sensi. Pelle contro pelle ci abbandoniamo l’uno dentro l’altra.
«Oh sì.» Sussurra Josh. «Sì.»

La sua voce che esprime puro piacere mi conduce all’apice e l’orgasmo sopraggiunge portandomi alla deriva. Inarco la schiena per accoglierlo a fondo, per prolungare il piacere e quando anche lui perde il controllo gli stringo le gambe ai fianchi.

«Non fermarti.» Lo esorto.

Voglio sentirlo godere a pieno. Voglio che goda di me, di ciò che posso dargli, che voglio dargli.

Josh aumenta il ritmo dei suoi movimenti, affonda deciso e rapido ancora per qualche istante e poi si lascia andare su di me ansimando.

«Ti amo. Ti amo. Ti amo.» Dice dandomi piccoli baci sulle labbra, sulle guance e poi sul collo.
«Ti amo anch’ io.» Rispondono finalmente libera.

Mia di Daniela Ruggero

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Grazie e in bocca al lupo!

Tiziana Iaccarino.

“Non lasciarmi cadere”, la prima opera letteraria di Deborah Wright.

Deborah Wright si appresta, come molte sue giovani colleghe, questo mese a uscire con la prima opera letteraria. La sua storia ha un titolo molto intenso “Non lasciarmi cadere” e di certo sarà una storia interessante.

L’opera uscirà venerdì 21 luglio e siamo certi che piacerà ai lettori interessati a scoprire nuove firme pronte a farsi conoscere attraverso il web.

Questa intervista ci permetterà di conoscere meglio l’autrice e di sapere della sua storia, di quanto tempo ci abbia impiegato a scriverla, di che cosa parla e cosa si aspetta da questa prima esperienza.

Ciao Deborah, benvenuta al nostro club The Pink Cafè. Comincio col chiederti quando hai iniziato a scrivere e a pensare di pubblicare.

RISPOSTA:

Ciao, grazie a voi per avermi invitata. È un onore per me essere tra voi in questo momento.

Rispondo subito alla vostra domanda: ho iniziato a scrivere, seriamente, l’anno scorso e proprio nel mese di luglio. L’intenzione di farlo albergava nella mia mente da moltissimo tempo, e una volta, ci avevo pure provato, arrendendomi, però, dopo qualche paragrafo. Per anni non ci ho più provato. L’anno scorso, invece, è partita quella scintilla giusta che si è propagata poi in un fuoco di parole.

L’idea di pubblicare mi è balenata poco dopo, quando mio marito ha letto il mio primo capitolo. Parlando con lui e spiegandogli più o meno la trama, mi ha spinto a provarci perché, secondo lui, aveva ed ha tutte le carte in regola per entrare nei cuori dei lettori.

Come è nato il titolo “Non lasciarmi cadere”?

RISPOSTA:

È nato per caso, confrontandomi con alcune mie amiche. Il titolo iniziale che avevo scelto non mi entusiasmava, mancava il grip giusto, quello che cattura. Poi un bel giorno, una di loro se ne esce con alcuni titoli, tra cui “Non lasciarmi cadere”.

È stato subito amore.

Che tipo di storia è la tua?

RISPOSTA:

Possiamo definirla come un romanzo drammatico contemporaneo.


Chi sono i protagonisti e cosa raccontano?

RISPOSTA:

I due protagonisti principali sono Lisa e Alex. Lisa è una ragazza che viene da una tristissima e dura infanzia, dove ha visto morire la madre e dove è stata abusata ripetutamente. Nel suo viaggio racconterà il suo passato, la paura con cui lotta ogni giorno per sfuggire dal suo demone, che ovviamente la sta perseguitando. Vuole una vita come tutti, vuole tornare a sorridere e farà di tutto per riuscirci, combattendo contro se stessa e con chi vorrà farle del male.

Alex, invece, nonostante abbia perso i suoi genitori, non ha una vita complicata. È un addestratore e un soccoritore nell’unità cinofila e la sua vita procede a gonfie vele. Incrocerà il percorso di Lisa, e grazie alla sua caparbietà cercherà, con fatica, di infonere in Lisa la sicurezza necessaria perché lei riesca a fidarsi di lui.

Vuoi trasmettere un messaggio ben preciso con essa?

RISPOSTA:

Sì. Ho voluto incentrare il mio romanzo sul coraggio di lei, sulla forza di volontà e sul desiderio di avere una vita normale, proprio per far capire al lettore che, per quante volte noi cadiamo e per quanto male noi subiamo, possiamo sempre risalire e trovare il nostro sole.

So molto bene che, quando si tocca il fondo, c’è chi preferirebbe morire piuttosto che sopravvivere tormentati dalla paura. Ma i nostri desideri non si realizzano se non lottiamo e sconfiggiamo i nostri demoni.

I veri sogni hanno bisogno di sforzi perché si realizzino.

A che genere ti senti più affine e nel quale classificheresti la tua storia?

Non lasciarmi cadere di Deborah Wright.

RISPOSTA:

Io amo i romanzi rosa, quelli che ti lasciano una morale e ti insegnano qualcosa non appena arrivi alla fine.

A cosa stai lavorando allo stato attuale?

RISPOSTA:

Con la mente a tantissime cose. Sto già pensando al prossimo romanzo da scrivere, e ho già alcune idee, ma nulla di scritto per il momento.

Ora come ora sono concentrata sul mio esordio, sperando di lasciare un buon segno.

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Che “Non lasciarmi cadere” diventi un bestseller. Troppo, vero?

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Grazie a voi per la vostra gentilezza. E che il lupo crepi!

Tiziana Iaccarino.

Flora Gallert ci racconta la sua avventura editoriale.

Flora Gallert è un’autrice che si è fatta conoscere grazie a una costanza e a una tenacia poco comuni.

In questa intervista potremmo raccontarvi della sua carriera da scrittrice, come abbiamo fatto altre volte, ma ho pensato potesse farle piacere parlare, invece, delle sue esperienze nel dietro le quinte del settore editoriale o meglio in vesti ben diverse da quelle di autrice, perché Flora ha sempre avuto un sogno: aprire una casa editrice e lavorare in questo ambiente.

Quando mi raccontò questo desiderio, pensai fosse un’impresa tanto affascinante quanto ardua perché, come ben saprete, l’editoria tradizionale italiana non naviga in buone acque, anche se si spera sempre che le cose cambino in meglio.

In Italia saprete che la pressione fiscale è molto alta, che i rischi per un giovane imprenditore sono tanti, che i libri sono difficili da vendere, che le tasse sono enormi, per cui credo che una scelta del genere sia sempre molto coraggiosa e interessante.

In attesa di realizzare questo sogno, Flora ha avuto occasione di arricchire il suo curriculum e soprattutto le sue esperienze nel settore.

Prima è arrivata la proposta della Omnia One Group Edizioni per una collaborazione diretta con l’editore e, in seguito, dalla piattaforma pubme.me sulla quale si autopubblicava già come autrice, ma sarà lei stessa a raccontarci questa parte delle sue attività.

Ciao Flora, grazie per aver accettato questa intervista. Sono molto contenta di poterne parlare, perché penso tu stia facendo un percorso formidabile in questo settore. Io sono la prima a dire sempre che è fondamentale l’esperienza, non solo in qualità di autori, ma nel dietro le quinte di questo lavoro. La scrittura, infatti, come ho sempre detto, è un lavoro a tutti gli effetti.

Vorrei chiederti, innanzitutto, come e da dove nasce la tua voglia di diventare editore.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, innanzitutto grazie per la tua bellissima presentazione!

La mia voglia di diventare editore nasce dal mio amore per i libri e per la scrittura, sono sempre stata affascinata da tutto il processo che c’è dietro le quinte e che porta un manoscritto a diventare bestseller. Devo ringraziare il self publishing, perché mi ha dato la possibilità di toccare con mano tutti i passaggi, proprio perché nel self sei editore di te stessa. Mi piaceva scrivere, ma mi piaceva anche scegliere la cover e curare tutta la fase di marketing. Per me non è mai stato un peso la promozione dei miei libri, ma un vero piacere. Infatti, quale autore ha successo? Chi si diverte con i propri protagonisti e potrei citare Marilena Barbagallo e le sue Krum Chat (divertentissime), Ava Lohan con le sue card e te… con il tuo Rasoio e Ceretta!

Quando ti è arrivata la prima proposta di collaborazione editoriale dalla Omnia One Group Edizioni, cosa hai pensato? Hai accettato subito?

RISPOSTA:

Allora, diciamo che è avvenuto tutto in modo casuale: io e la mia collega stavamo chattando (anzi… spettegolando) e a un certo punto abbiamo iniziato a parlare del mondo dell’editoria. Le ho raccontato un po’ della mia esperienza di autrice e della mia voglia di lavorare nel mondo dell’editoria. Lei, allora, mi ha proposto di presentare una relazione e così sono entrata a far parte dello staff.

Qual è il tuo ruolo all’interno della Omnia One Group Edizioni?

RISPOSTA:

Il mio ruolo era (al momento non collaboro più con questa CE) quello di aiutare gli autori nella promozione, utilizzando soprattutto i social.

So che hai scritto anche una storia a quattro mani con l’editore Claudia Crocioni. Da dove e come è nata questa idea?

RISPOSTA:

È nata per puro divertimento e perché io e Claudia siamo sempre state in sintonia e perché entrambe amiamo scrivere.

Successivamente hai ricevuto una nuova proposta di collaborazione dalla piattaforma pubme.me sulla quale ti autopubblicavi e avevi già esperienza. Cosa ti è stato chiesto?

RISPOSTA:

Mi è stato chiesto di gestire una collana, di scegliere il genere che desideravo e di darle un nome.

Qual è il tuo ruolo, allo stato attuale, all’interno della redazione pubme.me?

RISPOSTA:

Gestisco la collana occupandomi di tutto: valutazione manoscritti, editing e creazione copertina (in questi ultimi due campi mi affido a dei professionisti validi tra cui Miriam Rizzo in qualità di editor e Loredana –https://www.facebook.com/lgbookcovers/ – che è la grafica delle bellissime cover).

So che hai creato una vera e propria collana per la piattaforma, chiamandola collana floreale dal tuo nome. Come è stata accolta questa idea dai responsabili della pubme.me e dagli autori?

RISPOSTA:

Nessuno si è opposto, avevo piena libertà di scelta, Floreale nasce dall’unione del mio pseudonimo e del mio nome (Flora+Alessandra).

Quante proposte di valutazione ricevete ogni giorno?

RISPOSTA:

Dipende dai giorni e anche dal periodo, in alcuni giorni me ne arrivano di più perché, magari, c’è qualche sponsorizzazione in atto!

Come basi le tue valutazioni sui manoscritti che ricevi?

RISPOSTA:

Solitamente li valuto io però, vista la quantità, ho chiesto aiuto a persone fidate, che mi conoscono. Una di queste è mia sorella, molto appassionata di letteratura e che al momento frequenta il corso di laurea in Lettere Moderne. Lei mi prepara una scheda riassumendomi il manoscritto, la sua opinione, la coerenza semantica e stilistica.

So che hai scelto anche una grafica bravissima, Loredana di LG Book Covers, la quale realizzerà tutte le cover per le pubblicazioni della tua collana. Direi una scelta eccellente. Ti va di parlarcene?

RISPOSTA:

Loredana è bravissima, una persona molto disponibile che ha capito fin da subito quali sono le mie esigenze. Le sue cover sono fantastiche e hanno riscosso un vero successo.

Tra l’altro, tu ricopri anche un ruolo fondamentale, a mio avviso: sei una promotrice social molto in gamba. Utilizzerai queste tue qualità anche per gli autori che scegli di pubblicare?

Collana floreale di Flora Gallert.

RISPOSTA:

Grazie! Infatti quella della promozione è la parte che preferisco, io entro in atto dopo la pubblicazione del romanzo (delle scelte di marketing – ovviamente – vengono fatte anche prima: sono molto importanti il titolo, la cover e la sinossi).

Ancora una domanda: se ora infilassi una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Essendo comunque all’inizio di questa esperienza, non posso ancora prevedere il mio futuro. La mia speranza resta, quindi, quella di poter continuare a lavorare nel mondo dell’editoria, potermi dedicare a esso completamente e poter vivere con i libri.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

Una chiacchierata con l’autrice Angela Parise.

Angela Parise è un’autrice genovese che si è dedicata alla scrittura da giovanissima.

La sua prima opera letteraria si intitolava “Il buio e la luce” (La Riflessione Editore) cui è seguito “Un biglietto di sola andata per Berlino“. Nel 2012 è la volta dell’opera “Il fatidico giorno prima” pubblicata sempre dalla stessa casa editrice, poi nel 2013 il suo quarto lavoro dal titolo “Scandinavia – storia di un papà e della sua bambina” viene pubblicato dalla Prospettiva Editrice.

Parliamo in questa chiacchierata con l’autrice per conoscerla meglio e per farci raccontare i suoi sogni, i suoi lavori in cantiere, la voglia di esporsi e soprattutto il desiderio di emergere come ogni artista talentuoso meriterebbe.

Ciao Angela, ti ringrazio per aver accettato questa intervista per il nostro Pink Cafè e comincio con il chiederti quando è cominciata la tua passione per la scrittura.

RISPOSTA:

14813691_1316997711651760_700573824_nEro molto giovane, durante gli anni del liceo sebbene io abbia sempre smanettato con penna e quaderno fin da bambina. Ciononostante, se devo darti una data precisa, la localizzerei nel ’98… avevo sedici anni ed ho iniziato la prima stesura di “Un biglietto di sola andata per Berlino” che difatti quest’anno diventa maggiorenne.

Cosa o chi hanno influenzato la stesura delle tue storie?

RISPOSTA:

Di solito io parto da vicende legate a me e alla mia famiglia: quanto succede a me e a chi mi è vicino influenza al 99,9 periodico per cento tutto quello che scrivo. Poi generalmente prendo un qualche avvenimento particolare, lo romanzo e ne esce fuori un libro.

A che genere preferisci dedicarti o per il quale ti senti più predisposta?

RISPOSTA:

Siccome sono una masochista, amo scrivere memoir e romanzi di formazione. Ti dico masochista, perché al giorno d’oggi sono tra i generi maggiormente finiti nel dimenticatoio (un’agenzia tempo fa classificò il mio lavoro come romanzi “mainstream”, ossia narrativa non di genere). Tuttavia, è quello che mi riesce meglio: anche quando scrissi “Un biglietto di sola andata per Berlino” che è il mio unico romance, non riuscii a non aggiungere altri elementi per cui ne venne fuori un romanzo rosa un po’ atipico diverso da tanti che abitualmente si leggono.

Quale è stata l’opera che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

RISPOSTA:

Non te lo saprei dire. Come ti ho detto prima, lego le storie che scrivo a eventi successi nella mia vita o in quelli della famiglia, per cui sono tutte cose importanti e significative e non saprei fare una classifica.

A cosa stai lavorando in questo momento? Puoi anticiparci qualcosa?

RISPOSTA:

Questa è una domanda difficile. Dopo la chiusura della mia prima casa editrice, ho pensato di ripubblicare i miei primi romanzi in self e per un certo periodo mi sono ridedicata a quelli. Poi sono arrivati due inediti che sono fermi in un cassetto. È un periodo particolare in cui non mi sento di pubblicare sebbene abbia due libri pronti: come ti dicevo prima, siamo in un momento storico in cui certi generi sono destinati a non essere pubblicati e letti. Me ne faccio una ragione, non pubblico e accetto le cose come sono sperando che cambino.

Raccontaci di un’occasione mancata. Torneresti indietro per riacciuffarla?

RISPOSTA:

Se si parla di editoria, ancora la mia grande occasione non l’ho avuta o almeno, se anche mi è passata davanti, io non l’ho vista. Se si parla di vita vissuta, forse tornando indietro riprenderei gli studi universitari: per questo tuttavia non mi pongo limiti: sto ancora aspettando i tempi buoni per prendere la mia desiderata laurea.

Tira fuori dal tuo cassetto un sogno. Qual è?

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RISPOSTA:

Se lo faccio apro un polverone, però mi sento di dirlo: vorrei che l’editoria ritornasse a marciare per tutti i generi: che molti scrittori talentuosi non venissero discriminati perché non scrivono le fotocopie di altri millemila libri che escono giornalmente. Dal lato delle big, sarebbe bello che non ci si limitasse a portare avanti autori che hanno già Santi in Paradiso e proprio perché li hanno; dal lato del self sarebbe bello un po’ più di spazio per tutti visto che al mondo esistono molti generi belli e meritevoli.

Grazie ancora per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

Una chiacchierata con l’autrice Vivienne Smith.

Vivienne Smith è un nome che sta circolando molto negli ultimi tempi sul web, grazie alla sua opera dal titolo “Un inconfessabile segreto” che sembra piaccia molto, ma dell’autrice si sa ben poco, per cui qui nel nostro club frequentato da artisti e persone creative, abbiamo pensato di invitarla a parlare di sé in questa intervista esclusiva.

1. Ciao Vivienne, grazie per aver accettato questa intervista al Pink, io vorrei chiederti innanzitutto, quando sei nata come autrice e cosa ti ha spinto a scrivere.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, eccomi qua! Che belle domande! Dovrò svelarvi più di qualche inconfessabile segreto!

Ho iniziato a scrivere una decina di anni fa. Avevo scritto un articolo su un giornale locale e il commento del direttore è stato “Ma allora sia scrivere!”… da lì non mi sono più fermata. Ho scritto un po’ di tutto: vari articoli, prefazioni, presentazioni e due romanzi: “Kohl” e “Un inconfessabile segreto”. In realtà sarebbero tre se ci aggiungiamo l’erotico “Segreti” pubblicato con lo pseudonimo Amanda Ardenghi.

2. Penso tu abbia uno pseudonimo e, poiché il tuo romanzo non mi sembra un erotico, ti chiedo: la tua scelta è stata voluta per quale motivo?

RISPOSTA:

Vivienne Smith è chiaramente uno pseudonimo. Vivienne l’ha scelto mia figlia e Smith l’ho scelto io perché il primo romanzo “da grandi” che ho letto era di Wilbur Smith. Ho deciso di usare un nome di fantasia perché quando ho scritto il primo romanzo che poi sarebbe una versione primordiale di Un inconfessabile segreto, vivendo in un piccolo paese, tutti mi chiedevano quanto c’era di autobiografico nelle scene d’amore… alla duecentesima volta che mi hanno chiesto questa cosa ho pensato fosse meglio uno pseudonimo.

3. Parliamo dell’opera che ora sta piacendo molto “Un inconfessabile segreto”. Di che cosa parla? Mi sembra uno storico, mi sbaglio? E’ la tua prima opera?

RISPOSTA:

Un inconfessabile segreto è un romance storico. E’ ambientato per metà ai Caraibi e per metà nella Londra ottocentesca. I protagonisti sono Eleanor e Drake. Eleanor è la figlia di un ricco proprietario terriero che viene rapita e rinchiusa nel Draque, la nave del capitano Drake. Drake è un personaggio scanzonato ed irriverente, pronto a lasciarsi coinvolgere in qualsiasi avventura pur di fare un po’ di soldi mentre Eleanor è una ragazza di buona famiglia prigioniera del suo stato sociale… In realtà nessuno è realmente come sembra. Mi piaceva l’idea di giocare un po’ sulle apparenze e sul coraggio invece poi di mostrare quello che si è veramente non avendo paura dei propri sentimenti.

4. Se dovessi svelare un segreto o un aneddoto che riguarda questa opera cosa diresti?

Un-inconfessabile-segreto-di-Vivienne-SmithRISPOSTA:

E adesso un piccolo segreto: le protagoniste dei miei romanzi, sia “Un inconfessabile segreto” che “Kohl” hanno sempre gli occhi verdi, che è poi il colore degli occhi di mia figlia… Un po’ perché spero che anche lei un giorno possa vivere un amore romantico e travolgente come quelli che a me piace descrivere nei miei romanzi.

5. Qual è stata la recensione più positiva e, invece, il commento più aspro?

RISPOSTA:

Per adesso ho avuto più recensioni positive che negative. Mi piace quando le lettrici riescono ad andare oltre la storia in sé e capire quale era il messaggio che volevo dare, nel caso di un inconfessabile segreto è quello che bisogna portare avanti le proprie scelte nonostante a volte il destino non sia favorevole. La più negativa l’ho ricevuta come Amanda Ardenghi, non me la sono presa, ma mi ha lasciato un po’ perplessa il commento “una protagonista che ragiona come un uomo”, inteso negativamente. A me pareva una buona idea, una volta tanto, presentare una donna non succube del maschio alfa di turno ma consapevole di fare sesso solo per divertimento… L’ho detto che Amanda Ardenghi è cattiva!!!

Continua a leggere Una chiacchierata con l’autrice Vivienne Smith.

Sara Purpura e la sua scalata al successo.

Sara Purpura è un’autrice di successo amata e apprezzata per le sue opere e la sua grande energia intellettuale.

Siciliana appassionata e intraprendente, grande dimestichezza con la scrittura e una passione smisurata per il romance, Sara ha esordito molto tempo fa con l’opera dal titolo “Profumo di Zagara” e non si è più fermata fino a farsi apprezzare ovunque sul web.

Le sue opere sono state tutte molto amate: “Profumo di Zagara”, “Oltre il buio (il prequel)”, “La mia luce sei tu”, “Il dono della felicità” e “Come il sole di notte”.

Le ho chiesto di poterla intervistare, perché penso che Sara possa raccontarci molto bene la sua carriera e la sua esperienza in questo settore. È un’autrice molto seguita, apprezzata, a volte criticata, ma per questo ancora più forte e interessante e soprattutto di esperienza.

Ciao Sara, ti ringrazio per aver accettato questa mia intervista.

1. Comincio col chiederti quando hai iniziato a scrivere precisamente e cosa hai realizzato.

sarapurpuraRISPOSTA:

Ciao Tiziana e ciao a tutte.
Rispondo alla tua prima domanda.
Scrivo da sempre. Da piccola avevo i miei diari, le mie poesie… non riuscivo mai a fermarmi, avevo bisogno di mettere ordine dentro di me attraverso la scrittura. Produco romanzi da quando avevo sedici anni. Sono ovviamente storie molto acerbe che ogni tanto rileggo con tenerezza, ma che hanno senz’altro contribuito al mio percorso da autrice. La scrittura è un dono, però è anche sacrificio e allenamento. Più si scrive e più brave si diventa. Il coraggio di rendere pubbliche le mie storie mi è venuto tardi. Ho pubblicato la mia prima storia a trent’anni, ma non lo rimpiango. Sono convinta che ogni cosa arrivi a suo tempo.

2. La tua prima opera letteraria era…?

RISPOSTA:

La mia primissima opera letteraria è stata “Profumo di zagara”. Il romanzo narra la triste vicenda di una donna palermitana costretta ad abbandonare la sua terra, dopo aver subito un abuso sessuale nell’ambito familiare. È una storia di riscatto a me molto cara, che ho pubblicato con una piccola CE digitale e che ha trovato il riscontro che meritava un po’ più tardi, quando ho deciso di ripubblicarla da self.


3. So che, prima di passare, al self publishing, di cui vorrei parlare in seguito, eri sotto contratto con una casa editrice. Ci racconti la tua esperienza? È stata l’unica casa editrice con cui hai pubblicato?

RISPOSTA:

Bah… tutto fa brodo e anche in questo caso non rimpiango nulla. Ho imparato tanto, sono cresciuta insieme alla Genesis e, se dovessi tornare indietro, probabilmente firmerei di nuovo quel contratto, tuttavia il modo del self, al momento, è il mio porto sicuro.
Ho i miei lettori che mi seguono con affetto, e purché si decida di fare le cose in maniera professionale, essere un’autrice indipendente non toglie nulla al buon livello che si augura di trovare il lettore in un romanzo. Credo molto nel self e non perché – come qualcuno ha detto – per me è un ripiego. Vi è sempre una scelta dietro le proprie.Questa attualmente è la mia. Non è detto che se avessi un’alternativa io la prenderei. Così, giusto per dire…

4. Pubblicazione digitale o tradizionale, vantaggi e svantaggi?

RISPOSTA:

Entrambe. Oggi un’autrice self può decidere di affidarsi al digitale e di produrre anche il cartaceo. Lo trovo stupefacente.
C’è chi è ancora legato alla carta, perché privare il lettore di questo piacere? Quindi io produco entrambi i formati.
Sapere che i miei libri arrivano nelle case dei miei lettori mi riempie di orgoglio. A volte mi chiedo se questo non sia più importante di arrivare sugli scaffali delle librerie. Forse sì…

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Sylvia Kant ci racconta il suo successo editoriale

Il suo nome è, ormai, conosciuto perché l’opera letteraria che l’ha fatta conoscere con l’autopubblicazione ha conquistato tutto il web, prima di farsi scoprire da una nota casa editrice che l’ha portata nelle librerie italiane.
Parliamo di Sylvia Kant, autrice del noto, notissimo “Antony”, titolo originario di una storia tanto hot quanto appassionante che ha davvero scatenato l’entusiasmo di chi ama il genere a tutto spiano.
Dopo un successo incredibile, menzionato ovunque, quindi, la sua opera è approdata in libreria con il titolo “Prova ad amarmi” targato Newton Compton Editori. E ci sarà nei prossimi mesi, anche il seguito, tra l’altro, di cui parleremo con l’autrice stessa.
Conosciamola meglio, poiché lei sembra davvero una persona tutta da scoprire e sono curiosa di sapere di più della sua avventura letteraria.

Ciao Sylvia, grazie per aver accettato questa intervista per il nostro club letterario. Comincio col chiederti quando hai iniziato a scrivere e cosa.

RISPOSTA:
Prova ad amarmiDomanda difficile: non rammento davvero quando ho iniziato a scrivere storie. I primi romanzi d’amore, più o meno completi, credo risalgano alle medie e ai primi anni di liceo (tra questi figurava anche il primo abbozzo di Antony che, inizialmente, era un classico romance). Poi, crescendo, ho virato su romanzi di tematica prettamente socio-psicologica. Alcuni anni dopo, decisi di gettare tutti i vecchi romanzi d’amore che, ormai, occupavano inutilmente i cassetti della mia scrivania. Fu mio marito a impedirmelo, spronandomi a rileggerli con l’occhio della donna adulta. Così, mentre scrivevo i cosiddetti romanzi “impegnati”, cominciai a divertirmi con gli erotici.

“Antony” è stata l’opera con la quale ti sei fatta conoscere al grande pubblico del web. Si sono appassionati alla storia di quest’uomo… ce ne parli brevemente, cosa ha conquistato, secondo te, di lui?

RISPOSTA:
Sinceramente, me lo sto chiedendo ancora, perché Antony non è senz’altro il classico principe azzurro di Cenerentola (semmai è più la Bestia di La bella e la bestia), non è rassicurante, non anela a essere salvato da una donna. Lui è così, pregi e difetti, a volte davvero inquietanti (raccapriccianti, direbbe qualcuno). Antony è un uomo fondamentalmente freddo, distaccato, amorale (o con una morale molto particolare, direi), ma, con determinate persone (Angela in primis), rivela un animo capace di calore e affetto profondo. Questa sua dualità, questo suo estremismo, sicuramente affascina e spiazza il lettore, scaraventandolo in un’altalena di sensazioni contrastanti, lasciandolo in una perenne insicurezza su quello che Antony è o prova realmente.

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Intervista all’autrice Giuseppina Vitale

Giuseppina Vitale è un’autrice d’esperienza che ha avuto modo di fare una lunga gavetta e di farsi notare per molti suoi scritti.

Ma in quest’intervista, ce ne parlerà di persona e in modo più ampio di modo da permettervi di conoscerla meglio.

1. Quando hai iniziato a scrivere e per quale motivo. Cosa ti ha ispirato?

RISPOSTA:

Ciao Tiziana Iaccarino e grazie per avermi dedicato il tuo tempo. Le domande sono davvero interessanti! Ho iniziato a scrivere giovanissima tra la fine della terza media e l’inizio delle superiori. Potrei dire che mi ha ispirato “l’adolescenza” notavo di non essere bravissima nel dialogare con gli altri, tendevo a trattenere le emozioni. Ho cominciato a sentire il bisogno di esternarle e scrivere mi é sembrata la strada migliore, mi veniva così naturale!

2. Quale è stata la tua prima opera letteraria ufficiale e che mezzo di pubblicazione hai utilizzato?

RISPOSTA:

La mia prima opera letteraria ufficiale é stata “il diario di S.” Ho impiegato tre anni per terminarla e poi per paura di rinunciare ho cercato su internet qualcuno che mi facesse pubblicare senza ‘spese” e ho trovato photocity. Loro mi hanno fatto scaricare un contratto e pubblicato il libro su vari siti. Insomma ho capito in seguito che si impegnavano solo a stampare il mio libro in caso di richiesta, il resto l’ho fatto io. Nel frattempo ho conosciuto amazon ed é iniziata la mia avventura nel digitale.


3. L’evoluzione del self-publishing. Una rivoluzione digitale che ha cambiato l’editoria in meglio o in peggio, secondo te?

RISPOSTA:

Il Self-Publishing credo abbia i suoi pro e i suoi contro ma questi sono presenti in ogni aspetto della vita. Credo che l’editoria ci abbia guadagnato, cosí é il pubblico che spesso scova i talenti, loro devono solo metterli sotto contratto.


4. La tua opera più apprezzata…

RISPOSTA:

11874918_1483193038662429_1625081794_o (1)La mia opera più apprezzata in termini di vendite e di recensioni é sicuramente “Ti ho amato senza vivere”, romanzo autoconclusivo in cui ognuna di noi potrebbe riconoscersi.Sfido ognuna di voi a non ricordare un ragazzo/ uomo ricomparso all’improvviso nella vostra vita di tutti i giorni.


5. I personaggi che hai creato ai quali sei più affezionata e per quale motivo.

RISPOSTA:

I personaggi a cui sono maggiormente legata sono Serena e Marco del “Il diario di S.” Sono affezionata a Serena perché in lei ho racchiuso tutta la mia personalità di adolescente. Le mie paure, i miei errori, le mie insicurezze. Qualche volta da ragazza ho toccato il fondo credendo che forse vomitando avrei risolto i miei problemi. Credevo che essere simile alle altre sarebbe stata la soluzione per essere “accettata” poi ho capito che erano le mie “diversità” a rendermi speciale. Marco e Luca si ispirano a due persone reali: il mio migliore amico d’infanzia e suo fratello. Il primo é davvero morto giovanissimo (23anni) per un tumore al cervello.

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