L’autrice Silvia Pillin si racconta al Pink Cafè.

Questa volta mi fa molto piacere poter parlare al nostro club con una autrice simpatica e interessante: Silvia Pillin.

La conosco pochissimo e avevo voglia di intavolare con lei una qualche conversazione, magari di farle qualche domanda, di conoscerla e farvela conoscere.

Quindi, ho pensato di proporle questa intervista per The Pink Cafè che ospita autrici in grado di farsi apprezzare sia per il loro talento che per la loro umanità.

Silvia ha pubblicato già alcuni romanzi tra i quali spuntano due storie molto interessanti che vorrei porre alla vostra attenzione: “Ti voglio bene lo stesso” e “Non un romanzo erotico”, ma parliamone direttamente con lei.

Ciao Silvia, grazie di aver accettato questa intervista per noi. Cominciamo dall’inizio. Quando hai scoperto che ti piaceva scrivere?

RISPOSTA:

Prima di scoprire che mi piaceva scrivere, ho scoperto che mi piaceva leggere. È stata una decisione razionale presa verso i 12 anni quella di diventare capace di creare mondi e suscitare emozioni con le parole. Ma parafrasando Dorothy Parker posso dire che non mi piace scrivere, mi piace aver scritto.

Qual è stata la tua primissima opera?

RISPOSTA:

La prima “opera” che ho reputato compiuta nell’ambito della scrittura è stato un racconto scritto verso i 18 anni. L’emozione che ho provato mettendo la parola fine a quel racconto di poche pagine è stata potentissima. Penso che Dio al termine della creazione non si sia sentito più soddisfatto di me.

Che genere di autrice sei? Come ti definiresti per farti conoscere?

RISPOSTA:

Sono un’autrice schizofrenica poliedrica, ho scritto una guida turistica di Vienna, città in cui ho abitato per sei anni, due manuali di scrittura pubblicati da Zandegù Editore, diversi romanzi young adult che ho messo su Wattpad (piattaforma su cui è possibile leggere gratuitamente), un romanzo chick lit e uno “sentimentale”. Ho scritto anche un libro per bambini dai 10 anni. Insomma, non ho ancora trovato un genere in cui sentirmi a mio agio.

Parliamo dell’opera “Ti voglio bene lo stesso”. Cosa racconta?

RISPOSTA:

È un romanzo molto malinconico e introspettivo che parla di sentimenti. Non è un romanzo rosa perché non ha il classico lieto fine, e la struttura che alterna capitoli in terza persona al tempo presente, a capitoli in prima persona al passato, non è tipica del genere.

Banalmente potrebbe essere definita una storia di tradimento, ma credo che sia piuttosto un romanzo di formazione sentimentale, un percorso interiore attraverso cui la protagonista – Azzurra – trova una risposta temporanea alla domanda: “cos’è l’amore?”. Ovviamente non vuole essere una risposta definitiva né universale, solo una delle risposte possibili.

Quella che mi ha incuriosito di più è stata, invece, “Non un romanzo erotico”. Di che genere è? Ci racconti qualcosa, senza svelare troppo, della storia?

Non è un romanzo erotico di Silvia Pillin

RISPOSTA:

Non un romanzo erotico” è un romanzo chick lit. È una storia leggera e divertente in cui la protagonista – traduttrice di romanzi erotici – racconta le sue vicissitudini lavorative e sentimentali.

Credo che alla fine sia anche un prendersi gioco di un certo tipo di romanzo erotico, quello privo di trama e introspezione, che altro non è che un’accozzaglia di scene di sesso interpretate da contorsionisti del Cirque du Solei.

È stato divertente mettere in scena lo scollamento tra la vita sessuale molto piatta della traduttrice-protagonista, e la narrazione spinta che si trova a tradurre.

Qual è il genere letterario a cui preferisci dedicarti?

RISPOSTA:

Credo che sia la narrativa contemporanea. Non leggo e non scrivo per evadere dalla realtà, ma per comprenderla, per approfondirla, per darle un senso, per capire la natura umana. È una cosa che mi sento dire spesso che i miei romanzi sono cervellotici/introspettivi/cerebrali, ed è una cosa che mi fa davvero piacere.

Penso che il dovere della letteratura sia quello di far cambiare/riflettere/crescere/pensare chi legge. Questo non significa che dobbiamo tutti scrivere tomi pallosissimi, anzi. Penso che, chi riesce a raggiungere quell’obiettivo facendo sorridere e intrattenendo, ha vinto.

Cosa stai scrivendo attualmente, cosa ci dovremo aspettare da te nel prossimo futuro?

RISPOSTA:

Dopo aver abbandonato un abbozzo di romanzo sulla corsa (una delle mie passioni) sto sviluppando l’idea per un romanzo distopico. Ma non sono un’autrice molto prolifica e veloce, ed essendo l’idea ancora in fase embrionale so che mi ci vorranno molti mesi per riuscire a darle forma.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per la tua carriera!

RISPOSTA:

Grazie a te per il tempo che mi hai dedicato e per le domande davvero interessanti. Mi ha fatto davvero piacere rispondere a quest’intervista!

Tiziana Iaccarino.

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“Sai tenere un segreto?”

Sai tenere un segreto?” è il più recente libro della Kinsella che ho letto. Una storia divertente, ma anche significativa che ha un messaggio ben preciso per chi la legge.

Innanzitutto, va detto che adoro questa scrittrice, perché è una delle pochissime che abbia l’enorme capacità di tenermi incollata alle pagine dall’inizio alla fine e quando hai concluso la lettura del libro, ne vuoi ancora, dici allarmata “E adesso? Io ho bisogno di Kinsella! Ancora Kinsella, datemi ancora qualcosa della Kinsella!”

È così che mi sento ogni volta che ultimo la lettura di una sua opera, divento praticamente una “Kinsella-dipendente”, amo le sue storie, adoro come le scrive, sa come rendere ogni racconto accattivante al punto da farti continuare, pagina dopo pagina, fino alla fine in pochissimo tempo, e sa sempre dove vuole portarti.

Questa è la storia di Emma, una ragazza come tante, semplice ma intraprendente che è impiegata in una azienda nella quale spera di fare carriera, cioé di passare da assistente a responsabile marketing. Un bel passaggio che le costerà fatica, ma anche tante lezioni da imparare, soprattutto per una come lei che non sempre dice la verità, ma che non chiameremmo bugiarda… lei nasconde solo dei piccoli segreti. Preferisce tenere per sé le cose che pensa possano dare fastidio agli altri, ma soprattutto cerca di non rivelare davvero i suoi gusti o di non rivelare i suoi vari modi di vendicarsi a chi le gioca dei tiri mancini. Cosa c’è di più comprensibile, in alcuni casi? Tutti viviamo circondati da persone che preferiscono sentirsi dire ciò che vogliono loro e non sempre ciò che davvero noi pensiamo di loro.

Il problema è che questo modo di agire, spesso, e nel modo più inconsueto, può ritorcercisi contro, in quanto l’occasione di essere “sgamati” può arrivare proprio quando non ce la aspettiamo.

A Emma capita durante un volo. Lei ha il terrore di volare, e senza sapere quali saranno le conseguenze, durante una o più turbolenze e qualche drink di troppo, a causa della paura di morire, decide di raccontare al passeggero seduto accanto a lei tutti i segreti della sua vita, ma proprio tutti: dal tipo di mutandine che porta fino alle bugie raccontate al fidanzato, per passare a ciò che combina sul posto di lavoro.

Già il lavoro, gioie e dolori!

Solo in seguito Emma scoprirà che la persona a cui ha raccontato proprio tutto della sua vita, si tratta del grande capo della sua azienda e da lì cominciano i guai… ma non vi racconto altro, per non togliere, a chi ancora non ha letto questa storia, la soddisfazione di gustarsela fino in fondo.

Quindi, il messaggio di questa volta è…. quanto è giusto dire davvero ciò che si pensa e nasconderlo infinite volte?

Quanto può essere conveniente da una parte e assolutamente deleterio dall’altra?

Emma, in un certo senso, pagherà tutti i suoi errori e capirà l’importanza di ridurre il meno possibile le bugie, che chiama “segreti”, per non ferire il prossimo e, in fondo, per non finire nei pasticci.

Sai tenere un segreto di Sophie Kinsella

Anche questa storia è conclusa e io non vedo l’ora di passare alla prossima.

Kinsella forever!

P.S. Le copertine inglesi sono davvero stupende. Quelle italiane dovrebbero rendere giustizia a una delle scrittrici più amate e seguite al mondo!

Tiziana Iaccarino.

Simona Liubicich ci racconta la sua passione per l’editoria.

Simona Liubicich è una di quelle poche, pochissime autrici ad avere un’esperienza editoriale davvero molto, ma molto corposa, ricca e assolutamente interessante.

Autrice di lungo corso, ha alle spalle di certo un bellissimo percorso che magari scopriremo in questa chiacchierata, parlando delle sue opere, delle sue passioni, dei generi che preferisce, delle sue collaborazioni, della sua intraprendenza e della voglia di fare sempre meglio.

Simona, tra l’altro, vanta pubblicazioni con case editrici come Harper Collins Italia e Harlequin Mondadori, oltre che con molte altre e in regime di auto pubblicazione, ha collaborato anche con case editrici medie e agenzie letterarie, ma andiamo con ordine.

Ciao Simona, grazie per aver accettato questa intervista a The Pink Cafè. A me piacerebbe parlare della tua carriera. Quando hai iniziato a scrivere seriamente con l’intenzione di pubblicare e qual è stata la tua primissima opera?

RISPOSTA:

Ciao ragazze! Vi ringrazio davvero di cuore dell’invito che mi avete fatto; è bello chiacchierare delle mie passioni, di quello che amo con tutte voi.

Diciamo che ho sempre scritto, fin da piccola amavo tenere appunti, frasi sulla mitica “Smemoranda” degli anni 80 al liceo, un nove d’italiano e letteratura di cui andavo orgogliosa (perché la mia prof non ha mai messo un 10).

Ho sempre tenuto nel cassetto dei sogni racconti e scritti, anche brevi, ma l’idea vera è nata durante la Guerra del Golfo quando, ispirata dalle notizie che seguivo costantemente tramite i media, buttai giù quello che diventò il mio primo romanzo: la storia tra un’infermiera volontaria italiana e un marine americano in Iraq. Lo pubblicai con una CEAP, non me ne vergogno. Non conoscevo ancora l’ambiente editoriale e le CE. Il SP era ancora poco diffuso, ma fu meglio così, perché non era affatto un’opera decente.

Mi dovetti tirare su le maniche e iniziare a studiare tecnica di scrittura, corsi e quando mi iscrissi, nel 2010, alla “Vie en rose” di Roma, conobbi quello che era il vero ambiente del romance e in particolar modo tre persone: Mariangela Camocardi – la Queen – con la quale instaurai da subito un rapporto di affetto e amicizia che dura tutt’oggi. Terri Casella Melville, che fu fondamentale alla partenza del mio primo storico, dandomi consigli e bacchettate preziosissime. Alessandra Bazardi, che mi spronò insieme a Mariangela ad andare avanti con il mio progetto, a non mollare. Così ci provai davvero e fu difficile, molto difficile: “Seduzione e vendetta” divenne il titolo e prenotai al Women Fiction Festival di Matera gli incontri con gli editor di quelle che erano le CE che contavano. Era settembre del 2011 e dopo tre mesi dai colloqui quasi non ci pensai più, ma il 23 dicembre il mio telefono squillò: HARLEQUIN MONDADORI mi convocò e con mia totale incredulità, acquistò i diritti del libro. Avevo firmato il primo contratto con una CE famosa, ma non fu per niente semplice: tutto in salita. Dovetti migliorare la scrittura, imparare ancora, studiare, essere umile e accettare tanti, ma tanti consigli di chi ne sapeva più di me, in primis Andrea Franco (scrittore Mondadori) che si occupò dell’editing del mio secondo libro per HM. Ne seguirono altri tre, l’ultimo “Lo smeraldo di Londra”, edito un anno fa. Quest’anno purtroppo, per i miei problemi di salute, non è uscito nulla, vedremo il prossimo…

Quali sono i generi che ami scrivere e quali quelli che preferisci leggere?

RISPOSTA:

Ho iniziato con il Regency, ma la passione l’ho incontrata con il Vittoriano, un connubio perfetto. Amo la storia inglese e il periodo della regina Vittoria.

Leggere? Ovviamente Vittoriano, ma amo anche il Medievale e il Paranormal, nonché l’Horror. Una lettrice abbastanza caleidoscopica, direi.

Tu hai pubblicato storie molto romantiche, alcune anche storiche, erotiche e fantasy. Una di esse s’intitola “Lo smeraldo di Londra” pubblicato da Harper Collins Italia in digitale. Ce ne parli?

RISPOSTA:

Lo smeraldo di Londra” è il libro che mi è più caro, quello che come autrice definirei la mia opera migliore. Come noto con molto dispiacere (e non ne avete colpa di certo), voi pensate sia stato pubblicato solo in digitale, invece è uscito prima in cartaceo in tutte le edicole italiane, come tutti i miei libri – solo successivamente in e-book – ma per una serie di fattori che non sono mai riuscita a comprendere, non gli è stata data la visibilità che avrei voluto e tanta fatica e lavoro sono andati sprecati (con mia grande adirazione). Per questo invito chi mi legge a prenderlo, perché lo amo molto e ci ho messo davvero tanto sudore per scriverlo, credendoci.

TRAMA.

Londra, 1904 – È una notte di pensieri, quella di Jude Arkell di FitzRoy, fratello del duca di Grafton. Di ritorno da una battuta di caccia nell’Hampshire, presta soccorso a una carrozza incidentata. Non crede ai suoi occhi quando, aprendo lo sportello, si trova dinanzi la donna più bella su cui abbia mai posato lo sguardo. Lei è Evangeline Rosewood ed è in fuga da Londra e dal suo ex amante, Brock Grummermore, un malvivente della peggior specie che la considerava di sua proprietà. Evangeline ha bisogno di un posto dove passare la notte e Jude si offre di ospitarla nella villa di proprietà del fratello. Da subito tra i due la passione è palpabile, tanto che esplode selvaggia appena rimangono soli nelle lussuose stanze. Lei si lascia trascinare in un turbine irrefrenabile di sensazioni mai provato, convinta che, sebbene con rammarico, non rivedrà mai più Jude. Ma il crudele Brock rivuole a ogni costo il suo smeraldo prezioso, la donna che ha avuto l’ardire di lasciarlo, e per questo Evangeline avrà bisogno di tutto l’aiuto possibile per salvarsi.

Una delle opere che sembrano più interessanti, però, s’intitola “Ossessione color cremisi” che è stata pubblicata sia in digitale che in cartaceo nella collana Harlequin da Mondadori. Ci parli della storia?

RISPOSTA:

Ossessione color cremisi” è un libro che ha dato il via alla passione vittoriana, edito in tutte le librerie italiane, una storia tinta di giallo (come lo Smeraldo), ambientata nel periodo di Jack lo Squartatore. Per scriverlo mi sono dovuta documentare in maniera molto profonda e fare ricerche dettagliate sulle vicissitudini del seriale, avendo usato i veri nomi delle vittime e ricreato le scene com’erano state descritte al tempo. Non ultima, l’ambientazione della Londra dei bassifondi, del quartiere di Whitechapel, delle condizioni della gente e della situazione lavorativa terribile per chi apparteneva alla classe sociale disagiata.

La mia protagonista è una nobile, la figlia di un barone, ma allo stesso tempo un’erborista laureata, una donna che ha studiato e quindi malvista dalla società. È una filantropa, aiuta i poveri e questo le procurerà non pochi problemi, insieme a un padre dispotico che la vuole dare in moglie a un essere spregevole. Ma l’amore è sempre nascosto dietro l’angolo e Olivia rischierà grosso per conquistarlo…

Ossessione color cremisi di Simona Liubicich

TRAMA.

Londra, 1888. Nessuna donna può dirsi al sicuro, mentre le gelide nebbie invadono le strade della metropoli sulle rive del Tamigi. Né le più sfortunate, nei vicoli di Whitechapel, dove la minaccia di Jack lo Squartatore si annida nell’ombra. Né le dame dell’alta società vittoriana, schiave di rigide convenzioni e riti soffocanti, sottomesse a padri e mariti. Olivia Lancaster non fa eccezione. Figlia di un nobile molto in vista, viene promessa in sposa al più viscido e rivoltante degli uomini, nonostante lei si opponga con tutte le sue forze. D’altra parte Olivia è una ribelle per natura. Erborista e filantropa, non si considera affatto inferiore in quanto donna ed è disposta a rischiare di persona pur di ottenere ciò che vuole. Anche l’uomo che desidera. Ethan Rowland, Conte di Stafford è stato il suo sogno proibito fin da quando era una fanciulla ed ora è pronta persino a incastrarlo con una scena di seduzione per compromettersi con lui e indurlo alle nozze riparatrici. Ma se Ethan si trova d’accordo nel godere delle grazie peccaminose di Olivia, di certo non è uomo che ami essere manovrato. Nemmeno dalla più sensuale e scandalosa lady di tutta l’Inghilterra.

La tua opera più recente è stata “Una moglie da conquistare”, in regime di self-Publishig, come anche diverse altre. Ci racconti questa scelta?

RISPOSTA:

Il SP è un mondo dove chi ha la capacità di scrivere bene, può ritagliarsi un posto al sole. All’inizio non ci credevo molto, ma ho dovuto cambiare idea, perché il mio primo romanzo, un natalizio spin off di “Ossessione color cremisi” ha venduto migliaia di copie. Così ho voluto sperimentare ancora e devo dire che ha funzionato, i miei libri vendono bene e alcuni sono stati tradotti per il mercato e-book spagnolo e portoghese, riscuotendo ancor maggior successo.

Che opinione hai del Self-Publishig?

RISPOSTA:

Ottima, ma bisogna saperlo usare e soprattutto, saper scrivere. Non si può minimamente pensare di buttare giù una storia e gettarla nella mischia così, alla bene e meglio. I miei libri sono tutti editati e controllati con scrupolo prima di essere pubblicati. Si deve lavorare seriamente per i propri lettori e per se stessi.

Se tu volessi consigliare un’opera ai lettori per scoprirti in qualità di autrice. Quale consiglieresti?

RISPOSTA:

Lo smeraldo di Londra”.

Tu hai collaborato anche con diverse case editrici. Come ti sei trovata e quale ruolo ricoprivi?

RISPOSTA:

Ho collaborato con Delos Books come consulente editoriale per romanzi erotici, scrivendo anche un manuale di scrittura erotica con consigli in vendita su Amazon – oltre a numerose pubblicazioni per la sua CE.

Con Franco Forte mi sono trovata molto bene, purtroppo la mia malattia non mi ha permesso di continuare a fare tutto.

Ho collaborato anche per la rivista Pink Magazine di Cinzia Giorgio, scrivendo diversi articoli e intervistando un famoso chirurgo oncologico dello IEO di Milano.

Per il blog Logokrisia ho pubblicato un articolo sulla mia malattia, anche piuttosto crudo.

Se potessi tornare indietro, c’è qualcosa che non rifaresti, nel corso della tua carriera?

RISPOSTA:

Ci proverei molto prima, è l’unica cosa che cambierei.

Quale sarà la tua prossima opera e soprattutto a quale genere apparterrà?

RISPOSTA:

Il prossimo è il romanzo natalizio che uscirà il 20 dicembre.

Sto lavorando al seguito de lo Smeraldo che s’intitolerà “Il diamante di Londra”, a un noir e un’opera letteraria che non si può definire del tutto romance.

Insomma, una montagna di roba!

Grazie per la tua cortese attenzione e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Grazie a voi tutte e un bacio grandissimo!

Tiziana Iaccarino.

Manuela Chiarottino ci presenta: “Sex Toys e Mucho Amor”.

Manuela Chiarottino è una delle autrici più amate e seguite sui social network e dai lettori che pescano nuovi talenti sul web.

Abbiamo avuto modo di apprezzarla in numerose occasioni, quando pubblicava commedia leggera o storie più impegnative, ma sempre molto generose per i suoi lettori, lasciando apprezzare le sue doti artistiche e umane in modo ampio.

In questa intervista parleremo, però, della sua opera nuova di zecca che si intitola “Sex Toys e Mucho Amor” e sembra una storia molto moderna, giovane, frizzante e allegra, ma ce ne parlerà direttamente l’autrice.

Ciao Manuela, grazie di aver accettato questa intervista a The Pink Cafè. Vorrei subito chiederti quando è nata la trama di questa storia.

RISPOSTA:

Avevo voglia di scrivere una storia d’amore frizzante e anche un po’… piccante. Ero reduce da un corso di spagnolo, ebbene sì, amo questa lingua ma sono come Serena nella storia e se leggete il romanzo capirete cosa significa, e ho avuto l’ispirazione per il personaggio di Alejandro. Ho voluto anche un po’ scherzare sull’erotismo, renderlo divertente e in più… confesso… alcuni episodi sono accaduti davvero, come la scena di Serena davanti a un albero di Natale sparso per tutto il pavimento. Sì, sono io, e invece di Paco c’era il mio gattone Ronfo che saltava di qua e di là come un matto.

Come è nato il titolo “Sex Toys e Mucho Amor”?

RISPOSTA:

Diciamo che nella storia c’è mucho amor… caliente amor… ma compaiono anche dei sex toys, di ogni forma e colore. Confesso che mi sono dovuta documentare sull’argomento, ma per le lettrici questo e altro. Questi innocui, si fa per dire, oggettini, causeranno sorprese ed equivoci a non finire.

Sex Toys e Mucho Amor di Manuela Chiarottino

Da cosa nasce l’idea di parlare di Sex Toys?

RISPOSTA:

Non posso proprio svelare tutto, ma posso dire che Serena è ahimè senza lavoro e per arrivare a fine mese scrive sotto pseudonimo dei racconti erotici per delle riviste. Un giorno si offre di cercare dei costumi particolari per la sua vicina, la stessa che le commissiona dei racconti personalizzati per colorare un matrimonio un po’ fiacco. Capita così in un sex shop e… Ecco, mi fermo qui, non mi picchiate.

Chi è realmente Serena, la protagonista di questa storia?

RISPOSTA:

Serena è una ragazza dolce, insicura e a volte imbranatella, che ama il suo gatto Paco, prova ammirazione e un’affettuosa invidia per la sua amica Flor, perché non si crede bella e sicura quanto lei. In realtà Serena saprà essere intraprendente e determinata al momento giusto.

Secondo te, è possibile vivere avendo realmente due identità come la protagonista?

RISPOSTA:

Noi scrittrici prima poi o cediamo al richiamo dello pseudonimo o almeno ci pensiamo, quindi in quel senso sì, è possibile. Le sue due identità in fondo si limitano a quello, una parte più peperina come scrittrice e una più angelica per papà e mamma, anche se poi in realtà la mamma…

Che tipo di autrice sei? Come ti definiresti a chi ancora non ti conosce?

RISPOSTA:

Amo scrivere storie e amo parlare di sentimenti. A parte questo posso spaziare dal romance classico a quello MM, a tematica lgbt per intenderci, allo chick-lit fino al noir erotico. Vario a seconda dell’umore, del periodo che sto vivendo e della voglia di sperimentare.

Qual è la storia che hai scritto e alla quale sei più legata?

RISPOSTA:

Devo rispondere due. La prima è un classico romance, “Ancora prima di incontrarti”, edito da Rizzoli per la collana YouFeel. In quel romanzo c’è qualcosa di me, nel carattere timido e insicuro della protagonista che man mano prende consapevolezza di sé e comprende cosa significa amare davvero e soprattutto essere amata. E poi devo svelare che il prologo è un mio ricordo d’infanzia. La seconda è “Due passi avanti, un passo indietro”, edito da Amarganta. Un romance MM che parla di crescita personale ed è una denuncia alla discriminazione, oltre a essere un’intensa storia d’amore. Entrambi mi hanno dato molte soddisfazioni.

Infine, il futuro. Cosa ti riserverà? A cosa stai lavorando attualmente e quali saranno gli argomenti e il genere letterario a cui ti dedicherai?

RISPOSTA:

Ho alcuni progetti in ballo per il nuovo anno, su generi diversi, ma per scaramanzia non dico ancora niente. Nel frattempo continuo a scrivere, in questo periodo ho molte idee che mi girano per la testa e devo cercare di fermarle prima che fuggano.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

RISPOSTA:

Grazie di cuore a te per lo spazio e viva il lupo.

Tiziana Iaccarino.

“Maledetta”, una storia forte e coraggiosa.

Quando ho iniziato a leggere questa storia, mi sono resa subito conto che era diversa dalle precedenti che avevo letto dell’autrice Tiziana Cazziero.

Maledetta” è una storia diversa sia per il genere che per il contenuto. Mi ha sorpreso dall’inizio la scelta dell’autrice, in quanto in quest’opera tratta un argomento inusuale, entrando nel dettaglio quando racconta la passione per la danza della protagonista.

Adeline è una ballerina classica a cui viene spezzato il sogno di diventare una grande étoile in giro per il mondo.

Una tragedia la cambierà per il resto della vita ma, soprattutto, la trasformerà in Maledetta, un’altra donna. Una persona che ha il coraggio di ricominciare sotto mentite spoglie, continuando a ballare, ma non più sul palcoscenico di un teatro, quanto in un night club dove si esibirà in un’attività nuova: la Pole Dance.

So che l’autrice Tiziana Cazziero si è molto documentata intorno a questa disciplina artistica e sportiva di indiscusso valore. Esiste, infatti, un mondo legato a questa attività che non tutti conoscono bene e al quale, per raccontare la vita di Maledetta, l’autrice ha dovuto dedicarsi in modo coscienzioso, per parlare al meglio.

La storia, infatti, offre al lettore dei punti importanti di descrizione dell’attività intrapresa dalla protagonista che raccontano molto bene gli sforzi della stessa nel cambiare la sua vita.

Una scelta dura e coraggiosa. Ho pensato, infatti, che questa storia andasse scoperta poco alla volta, perché darne un giudizio affrettato, non sarebbe stato obiettivo in quanto, andando avanti nelle vicende in essa narrate, ci si sarebbe scontrati con un racconto molto più intricato.

Proseguendo nella lettura, ci si imbatterà in meno dettagli inerenti la disciplina con cui la protagonista ha scelto di danzare e più nei sentimenti che emergeranno, un capitolo alla volta, fino ad arrivare alla parte più emotiva e più forte della parte drammatica.

In questa storia ci sono vite che si intrecciano magistralmente, creando uno scenario che non è ciò che sembra dall’inizio, in quanto non tutto ciò in cui si imbatte il lettore corrisponde all’idea che si può fare a priori.

Questo romance suspense, come è stato definito dall’autrice, racconta una storia forte, dura, rude e fuori dagli schemi nella quale, a un certo punto, vi troverete invischiati in una situazione complessa e dolorosa che ha poche vie di uscita.

La scelta di una trama tanto complessa è precisa e la si scopre nel tempo. All’autrice va riconosciuto il coraggio dimostrato nel raccontare una storia che non le avrei mai attribuito, come le ho detto anche privatamente, ma che mi ha piacevolmente sorpreso per la maestria con la quale è stata in grado di architettarla.

Qui la scrittrice è diventata anche architetto di una struttura complessa, di una trama che difficilmente si sarebbe potuta districare, se non si avevano i mezzi e le capacità per farlo.

Maledetta” mi ha colpito anche per il coraggio e la scelta della collega di scrivere una storia sopra le righe, in parte tecnica per quel che concerne i punti in cui si parla di Pole Dance e in parte drammatica, per quanto concerne i sentimenti, ma soprattutto intricata.

Maledetta di Tiziana Cazziero

Quest’opera, in realtà, vi chiederà il coraggio di adattarvi a una prospettiva di narrazione diversa da quelle a cui l’autrice vi ha abituato in precedenza.

La consiglio a chi ama le storie forti, dai temi dettagliati e dai sentimenti preponderanti, senza pregiudizi.

Tiziana Iaccarino.

Maledetta, pole dancer e sesso, la storia “scandalo” di Tiziana Cazziero.

Il 7 novembre esce la nuova storia dell’autrice Tiziana Cazziero e, non per una sorta di collaborazione artistica e di stima reciproca, questa volta la collega credo abbia in serbo una storia davvero “scandalosa”.

Pole dancer e sesso.

Questi gli argomenti “clou”, ma non solo, sappiatelo!

L’autrice ha destinato alla sua nuova protagonista una vita davvero forte e assolutamente sopra le righe.

Una donna che verrà “Maledetta” per un motivo ben preciso, ma cosa ci riserva l’autrice Tiziana Cazziero in questa storia?

Preparatevi a non riconoscere la persona che pensavate di aver immaginato. Questa volta, Tiziana ha deciso di darci una prova molto forte della serietà e della professionalità con la quale scrive. Lei è dovuta entrare nella parte della sua protagonista e per documentarsi al meglio, ha contattato delle vere pole dancer per parlare di “Maledetta”.

La Pola Dance è sicuramente una scoperta per chi non frequenta determinati club, ma noi di The Pink Cafè abbiamo voluto andare più a fondo a questa faccenda.

Andiamo con ordine, la pole dance è un mix tra ginnastica e danza acrobatica che si svolge attorno a un palo, ma non ha nulla a che fare con la lap dance.

Maledetta di Tiziana Cazziero

La Pole Dance è un’attività sportiva a tutti gli effetti e di spettacolo per quel che concerne chi la pratica, in quanto richiede agilità e scioltezza nei movimenti, una buona preparazione atletica, resistenza e forza muscolare. Un’attività di tutto rispetto per chi la pratica professionalmente e ne ha fatto la propria ragione di vita.

Maledetta è una di queste donne. È una di loro.

La storia scritta da Tiziana Cazziero è tutta da scoprire.

SINOSSI.

New York

CIT.

Adoravo Maledetta, seppur la sua nascita era legata a una immane tragedia, quando la vedevo sorridermi dal riflesso dello specchio, mi sentivo invadere da una strana frenesia ed eccitazione.

Maledetta è il nome d’arte di un’artista, una ballerina di pole dance che si esibisce in un locale: il ClubRose, il night di Moira Orlandi. Quest’ultima è una donna conosciuta anni addietro, quando la vita aveva presentato a Maledetta un conto troppo salato da sopportare. Grazie a lei torna a vivere dopo aver vissuto il momento più drammatico della sua vita. Maledetta era una ballerina di danza classica, una passione coltivata fin da quando era una bambina, con un futuro florido che la aspettava, infranto, purtroppo, da un evento tragico che ha messo la parola fine al suo sogno.

Non aveva previsto di diventare una pole dancer, ma la vita è stata spietata e quando il mondo le ha offerto un destino che non voleva, si rende conto che è anche l’unico modo per tornare a vivere.

Ha accettato di diventare Maledetta, un nome dettato da un destino che non ha scelto. Convive con il suo segreto fino a quando, un giorno, Maledetta, riceve un pacchetto che potrebbe spezzare quella quotidianità costruita faticosamente. Il mostro del passato ritorna, tutto potrebbe crollare, poi arriverà lui nella sua vita, Liam e una speranza disegna di mille sfumature un destino nuovamente da costruire.

Liam spezza la sua routine, è un vulcano, un tormento, una bufera che la avvolge completamente. Un volto che rappresenta la speranza ma anche l’incubo peggiore. Lui custodisce una verità nascosta, qualcosa che potrebbe distruggere entrambi.

Dirle la verità, significa perderla.

Un romance suspense con amore, passione, segreti e un giallo da svelare.

Il vero nome e il significato di Maledetta saranno svelati nella storia.

teaser maledetta

DATI.

Titolo: “Maledetta”

Autrice: Tiziana Cazziero

Data di pubblicazione: 7 novembre 2017

Editore: Self-publishing

Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l.

Genere: Romance Suspense

Pagine: 250 circa

Prezzo eBook: € 0,99

Prezzo cartaceo: € 9,00

In bocca al lupo alla nostra Tiziana Cazziero!

Tiziana Iaccarino.

Francesca Baldacci torna con una simpatica storia: “Cuori (e nuvole) a colazione”.

Francesca Baldacci è una delle scrittrici italiane di maggior successo e soprattutto con una carriera artistica e autorale alle spalle di indiscusso valore.

Giornalista, autrice e sceneggiatrice, ha avuto modo di farsi conoscere in innumerevoli modi. Ha collaborato con riviste femminili a tiratura nazionale, è stata giornalista sportiva e scrittrice a tempo pieno.

Le sue opere letterarie pubblicate sono davvero tantissime sia con case editrici che in regime di autopubblicazione, ma ricordiamo quella di maggior successo: “Vacanze da Tiffany” pubblicata in un primo momento in self-publishing e poi arrivata nelle librerie italiane grazie a Sperling&Kupfer nel 2014, prima di arrivare persino all’estero, tradotta in diversi Paesi. Francesca non si è mai fermata e ha scelto di seguire una strada a doppio binario, fornendo i suoi lavori sia a casa editrici che a piattaforme di autopubblicazione, come dicevamo.

Parliamo in questa intervista della sua opera letteraria autopubblicata dal titolo “Cuori (e nuvole) a colazione: perché l’amore è fatto anche di sorrisi”, in seconda edizione.

Ciao Francesca, grazie di aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Sono molto contenta di poter parlare di te e della tua opera. Come è nata questa storia dall’inizio?

RISPOSTA:

L’idea mi è stata data, in principio, da Roberta Gregorio, la mia referente alla Chichili Agency, agenzia letteraria tedesca con la quale ho collaborato per qualche tempo alcuni anni fa. Mi ha chiesto di scrivere un breve romanzo chick-lit con tutte le caratteristiche del genere: protagonista svampita, amiche del suo stesso stampo, situazioni grottesche e particolari. Ci ho provato ed è uscito “Nuvole a colazione”, che ha visto la luce come ebook nel 2012. Faceva parte di una collana, che si chiamava “Chick Chick Hurrà”, e ha riscosso un certo successo.

Chi è Fanny, in realtà, la protagonista?

RISPOSTA:

Fanny è una ragazza con la testa fra le nuvole (da qui il titolo della storia), in particolare al mattino, a colazione, appunto. Dal colore che le… nubi assumono in questa parte della giornata, cerca di indovinare come sarà il resto. Fanny è quel tipo di persona che lascia scaricare il cellulare, che dimentica a casa la lista della spesa quando va al supermercato ed è svanita un po’ su tutto, in particolare quando è innamorata (e le sue amiche non sono da meno). Qualche volta finisce addirittura con lo sfruttare queste sue sbadataggini per le proprie strategie d’amore: ma combina un guaio dietro l’altro.

Io penso che al giorno d’oggi siamo un po’ tutte Fanny!

Quali sono le caratteristiche di questa storia che hai classificato come chick lit?

Cuori (e nuvole) a colazione di Francesca Baldacci

RISPOSTA:

L’ho inserita nella “fiction umoristica” perché a mio avviso la prima caratteristica, quella che maggiormente salta agli occhi, è una narrazione veloce e con situazioni buffe. O almeno io spero che lo siano per i miei lettori e le mie lettrici. Per quel che mi riguarda, scrivendola mi sono… divertita. Poi è, chiaramente, una storia d’amore, anche se non tradizionale.

Ho notato che è una seconda edizione. Come mai hai deciso per una seconda pubblicazione? In cosa è cambiata rispetto alla prima?

RISPOSTA:

Ho deciso di ripubblicarla perché nella prima edizione non era stata valorizzata, a mio modesto giudizio, come meritava. In questa nuova versione la storia è molto più lunga perché ci sono diverse situazioni in più, i personaggi sono maggiormente sviluppati anche da un punto di vista psicologico, ne emergono le caratteristiche in maniera più evidente. Credo molto, insomma, in questo restyling.

Ancora una domanda: quali sono i tuoi progetti editoriali. Quali saranno le tue prossime opere letterarie? Dove e come ti vedremo ancora?

RISPOSTA:

Ho mille progetti per la mente. Oltre alla collaborazione quasi fissa con le riviste, per le quali scrivo racconti lunghi e romanzi, penso all’attesissimo sequel di “Vacanze da Tiffany”, che vorrei far uscire entro breve tempo, e anche a un sequel de “Il Principe della Notte”, più altri romanzi nel cassetto.

Anzi, nei cassetti, perché in uno solo non ci stanno tutti!

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

L’autrice Simona Giorgino torna alla ribalta con l’opera “Sei dove sussulta il cuore”.

Conosco virtualmente Simona Giorgino da molti anni, è una delle autrici più interessanti con cui io abbia mai avuto modo di interagire.

L’ho seguita lungo il suo percorso editoriale, le sue pubblicazioni in particolare, che ricordo con grande affetto: “Jeans e cioccolato”, la mia preferita, “Quel ridicolo pensiero” e “Shaila” risalente al 2013.

Simona studiava e scriveva, sognando e riempiendo un blog che seguivo e di cui mi piacevano molto i post, perché li trovavo familiari e molto bene organizzati.

Si è costruita una carriera professionale molto interessante, da insegnante, ha viaggiato, si è trasferita a Milano, poi è tornata nella sua Lecce e ha sentito la voglia o forse il bisogno di mettere nero su bianco una nuova storia, questa volta intitolata “Sei dove sussulta il cuore”.

Sono molto contenta che abbia accettato questa intervista per The Pink Cafè perché, in questo modo, avremo modo di parlare dei suoi cambiamenti, ma soprattutto di parlare della sua nuova opera.

Ciao Simona, grazie di aver accettato questa intervista. Comincio subito con il chiederti, come sono stati tutti questi anni trascorsi nel silenzio? Cosa hai combinato di bello?

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, grazie mille per questa intervista! Mi fa davvero piacere ritrovarti!

Hai ragione, mi sono assentata per un bel po’, anche se in realtà mi sono assentata più che altro da Facebook, mentre ho sempre continuato a scrivere, anche se più di rado, per il mio blog (www.simonagiorgino.blogspot.it) o a comporre brevi racconti di varia natura. Insomma, non ho abbandonato la scrittura! Sai cos’è successo, invece? Che i miei impegni di studio, prima, e di lavoro poi, mi hanno tenuta lontana dalla possibilità di scrivere. Mi spiego meglio: il mio problema è che quando scrivo un libro, sento la necessità di fare solo quello. Per settimane, ho bisogno di fare solo quello! La scrittura mi sequestra dalla vita! Non posso lasciarmi distrarre da altri impegni, per esempio lavorativi. Quindi mentre lavoro cerco di ignorare la voglia di scrivere, perché so che non avrei il tempo per dedicarmici appieno! Probabilmente sarà strano, ma è così. Per cui nei periodi di lavoro mi limito a scrivere post sul blog, o racconti che posso concludere in pochi giorni, perché non sopporterei l’idea che un mio libro sia lì in sospeso in una cartella di computer in attesa che io trovi il tempo per terminarlo!

Per rispondere alla tua domanda, gli ultimi anni sono stati molto impegnativi e dopo la laurea non ho più avuto tregua. Ho partecipato e, per fortuna, superato, due lunghi e faticosi concorsi nel mondo della scuola – TFA e Concorso Docenti – che, chi li ha provati lo sa, ci hanno fatto lasciare le penne! Ho quindi frequentato l’estenuante corso per l’abilitazione all’insegnamento. Nel frattempo ho anche iniziato a insegnare nella scuola pubblica secondaria con cattedre annuali, come docente di inglese, e durante gli anni scolastici non mi rimaneva spazio per scrivere libri!

L’estate 2017 è stata la prima vera e propria estate, dai tempi dell’università, in cui non ho avuto niente da fare: nè studio, nè concorsi, nè lavoro! Una pace dei sensi che mi ha finalmente permesso di dedicarmi alla scrittura!

Ti mancava la scrittura?

RISPOSTA:

Ho sempre scritto in questi anni. Il fatto che non mi facessi vedere spesso non vuol dire che mi sia fermata. Uno dei tanti racconti scritti, dal titolo “Mille vie fino a te”, è anche uscito su una rivista letteraria salentina nel 2015. La cosa che però mi mancava molto era appunto scrivere un libro, quindi un racconto più lungo. Non sai quanto mi sarebbe piaciuto scriverne uno già tanto tempo fa, ma come ho già detto non sentivo di potermici dedicare.

Avevi già questa storia con la quale sei uscita in questi giorni o l’hai scritta di getto ultimamente?

Sei dove sussulta il cuore di Simona GiorginoRISPOSTA:

No, non avevo già questa storia. È una storia venuta di getto. Avevo solo una vaga idea, ma poi è venuto tutto da sé man mano che scrivevo.

Raccontaci questo titolo “Sei dove sussulta il cuore”.

RISPOSTA:

Devi sapere che io sono una schiappa con i titoli! Posso anche scrivere l’intero romanzo in poche settimane, ma quando si tratta di scegliere il titolo vado in tilt (idem per la scelta della copertina), perché mi sembra sempre di non riuscire a trovare quello giusto. Come è stato anche per “Quel ridicolo pensiero”, il titolo del mio nuovo romanzo ho dovuto scovarlo tra le righe di una mia poesia! Ho pensato si addicesse molto bene alla storia che avevo scritto…

Chi è la protagonista femminile e cosa dovremo aspettarci da lei?

RISPOSTA:

Si chiama Tessa e la vedrete vivere un’avventura sentimentale non poco tormentata. Grazie a degli incontri inaspettati, si risveglierà da un lungo torpore amoroso ed emozionale nel quale era caduta alla fine della storia con il suo ex ragazzo. Da lei, fra le altre cose, dovrete aspettarvi delle sorprese: perché non sempre le sue scelte sembreranno in linea con quello che… Non dico altro!

Ti rispecchia in qualche modo?

RISPOSTA:

Tessa ha molte cose in comune con me. Penso di interpretare il pensiero di molti scrittori se dico che quando si scrive una storia, spesso si descrivono i personaggi con caratteristiche che appartengono a noi stessi, anche per dare veridicità alla narrazione. Quindi ho “prestato” a Tessa diverse cose: il titolo di studio, l’amore per la città, il trasferimento a Milano per lavoro e altre sciocchezze. Poi la storia, ovviamente, è di pura invenzione e i personaggi sono frutto della mia fantasia.

Cosa ci attende, a seguito di quest’opera? Proseguirai o ti fermerai a riflettere ancora a lungo?

RISPOSTA:

Be’, non che abbia avuto modo per riflettere, in tutto questo tempo! Quando sono libera dagli impegni, scrivo e scrivo come un’ossessa, quindi di sicuro aspetterò sempre con ardore i periodi più tranquilli per partorire qualche altra storia!

Ricordiamo che “Sei dove sussulta il cuore” è su tutti gli Stores on line!

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

“C’era una volta a New York”, sta tornando in libreria Cecile Bertod!

Cecile Bertod è una delle autrici italiane più quotate del panorama editoriale italiano. Un nome che è diventato anche un marchio e per qualcuno una garanzia, perché le sue opere sono apprezzatissime e l’autrice è molto stimata.

Sono contenta di sapere che torna alla grande con una nuova pubblicazione di cui ci ha raccontato in varie occasioni anche sul web, attraverso dirette live e post. Lei, in pratica, è un’artista molto social e si fa apprezzare per la sua verve e la sua intraprendenza.

C’era una volta a New York” uscirà il 5 Ottobre in tutte le librerie italiane e nei migliori store on line.

Qui scopriamo una Cecile che si è data da fare a raccontare una storia che attraversa il globo: da Parigi a New York con una protagonista un po’ particolare: Sophie. Chi è, in realtà, questa donzella dovrà affrontare una serie avventurosa di eventi prima di arrivare all’amore?

Ciao Cecile, grazie per aver accettato questa intervista per The Pink Cafè. Vorrei chiederti come è nata questa storia che sembra essere completamente diversa dalle precedenti. Mi sbaglio?

RISPOSTA:

Ciao! Be’… oddio, non saprei. Diversa forse nello stile, parliamo di uno storico e non più di un contemporaneo, ma restano inalterate l’ironia e la bieca considerazione che ho del genere umano e dei cappellini con le piume, argomento per cui prevedo di inserire un’appendice al libro: “piume e ciliegie, compendiario di stile per un sabato sera lontano da gaffe e inutili interrogatori al commissariato”.

Questo in realtà è il mio primo romanzo rosa, anche se verrà pubblicato solo oggi, e difatti Cecile Bertod era il nome del personaggio femminile del romanzo. Ora invece sarà per ovvi motivi Sophie Riou. Come nasce, sarò sincera, non lo so, ma credo abbiano influito vodka, zitellaggio indiscriminato e l’assenza del Wifi.

Da cosa e da dove nasce il titolo “C’era una volta a New York”?

RISPOSTA:

Mi piaceva l’idea: “C’era una volta”. Evocativo, poi tutto sommato sempre meglio di “l’uomo che entrò dall’oblò e si infilò nel mio baldacchino”. Poi mi dicevano che “Via col vento” era stato già preso, la cosa lì per lì mi ha un po’ spiazzata, ho cercato di andare sul sicuro, sai. Una di quelle frasi mai sentite… E poi ho aggiunto New York.

Chi è realmente Sophie?

RISPOSTA:

cera-una-volta-a-new-york_di_Cecile_Bertod

Sophie è una donna sfigata. Ma tanto. È la vittima di questo romanzo scapestrato. La becchiamo in un momento difficile, uno di quei “mi scusi, sono momentaneamente occupata”. Parentesi temporale che in questo caso comprende un sequestro non autorizzato dalla media borghesia, orrore e raccapriccio, una crociera non prevista verso il nuovo mondo e la terribile, involontaria, imperdonabile distruzione di un delizioso ombrellino da passeggio. In poche parole: Sophie è un personaggio a un passo dall’esaurimento nervoso. Ondeggia tra le onde in attesa del suo momento di rivalsa. Cova vendetta divorando tartine al salmone. Come non comprenderla? Quell’ombrellino era nuovo!

Io sono curiosa di chiederti se hai mai tratto ispirazione dalla tua vera vita, nel corso di questi anni, durante la stesura dei tuoi romanzi.

RISPOSTA:

Di continuo, purtroppo. E considerando quello che scrivo non è neanche troppo dignitoso ammetterlo. Apre uno scorcio sulla drammaticità dei miei incontri sentimentali di questi ultimi anni.

Qual è il romanzo che ti rispecchia meglio e quello al quale, invece, sei più legata?

RISPOSTA:

Quello che mi rispecchia meglio uscirà a febbraio e quindi ne parleremo magari a febbraio – risata malefica – quello a cui sono più legata è di sicuro “Tutto ma non il mio tailleur”, che oggi invece ha preso il titolo della novella (compresa nel romanzo) e cioè “Nessuno tranne te”. La mia Trudy occuperà sempre un piccolo pezzettino del mio cuore. Forse perché sono l’unica in grado di capirla davvero. Ha bisogno di me per sopravvivere.

Sei un’autrice legata all’idea che arrivare in libreria sia fondamentale per chi scrive?

RISPOSTA:

Ma diciamo che aiuta molto. Ecco, se arrivassi in salumeria potrei mettere in difficoltà il rivenditore e creare un po’ di confusione nell’acquirente. Una di queste volte mi piacerebbe arrivare in una fumetteria per generare panico tra i lettori disseminando aneddoti raccapriccianti su Spiderman e l’uso improprio della lingerie da passeggio.

Cosa desiderava Cecile quando è nata come autrice e ha cominciato a farsi conoscere da un vasto pubblico di lettori?

RISPOSTA:

Che domande! Un brasiliano oliato in perizoma zebrato come qualsiasi autrice di rosa che si rispetti. Pfiu!

Ho notato spesso che, in questo ambiente, ci sono realtà davvero contrastanti: c’è chi aspira ad arrivare in libreria e chi, invece, preferisce restare self. Perché, secondo te, esistono realtà tanto contrastanti?

RISPOSTA:

Perché ci sono contro in entrambe. E c’è chi preferisce la libertà prima di ogni cosa, quindi restare self, chi invece vive ancora secondo quella vecchia concezione di autore da etichetta e sogna la libreria. Io credo che ci sia del giusto in entrambe, ma anche che entrambe siano mosse da un unico denominatore. Ogni autore vuole arrivare a quanti più lettori possibili, poi dietro può esserci qualsiasi motivazione, soldi, fama, condivisione, bisogno di sentirsi parte di un insieme, trovare un mezzo all’apparenza innocuo per far sapere a mezzo mondo che il tuo ex ce l’ha piccolo come un timido girino con la raucedine. Insomma, il vero problema è perché se scrive, poi i mezzi di diffusione sono ovviamente quelli che ti consentono più facilmente di perseguire quell’obiettivo.

Cosa significa per un autore arrivare in libreria? Raccontaci i pro e i contro, se ce ne sono, ovviamente.

RISPOSTA:

Per un autore non lo so, per me significano solo grandissima ansia da prestazione, nausea, vomito, morte apparente. Che poi tu lo sai come sei fatto, che ti metti a fare? Lo scrittore! Ecco, brava, no, davvero Cecile. Complimenti. E ancora peggio, lo scrittore in libreria. Cioè non lo scrittore da angolo, tipo azalea, vaso decorativo. Lo metti lì su una scrivania, spolveri di domenica. E intanto lui sta lì a battere, battere, battere. Ogni tanto passa qualcuno: ma ancora? Te lo vuoi trovare un lavoro serio? E lui: ma io sono uno scrittore! Già, solo che lo sa solo lui. Però ecco, a suo modo è fortunato, perché resta convinto, non c’è nessuno che può contraddirlo, nessuno l’ha letto. Nessuno smetterà mai di leggerlo. Quindi in sostanza, non rischia neanche un flop. Meno di zero c’è solo zero. È lo scrittore perfetto! L’irriducibile, intramontabile sconosciuto. L’uomo che scavalca le vette dell’immaginazione spinto da biscottini al burro e tazze di tè liofilizzato. Se entri in libreria invece è finita. Per sempre. Basta un errore e cadi giù dalla mensola. E nessuno ti raccoglie. Diventi carta straccia da bidone. Ah… che immagine agghiacciante. Finire in un bidone, e ho solo 34 anni! Di tutte le cose che speravo, il bidone non l’avevo mai preso in considerazione, ecco.


Cosa consiglieresti a una nuova autrice che vorrebbe farsi notare?

RISPOSTA:

Non so… è una domanda complessa. Tanto per iniziare, farsi notare da chi? Lettori? Case editrici? Colin Morgan? Perché per la terza potrei essere poco d’accordo e ho origini calabresi, che tra le tante prerogative genetiche sono accomunati da una inspiegabile predisposizione per il peperoncino e i fucili a piombini. No, così, io ho avvisato…

Ancora una domanda: cosa ti aspetta in seguito? Ci saranno altre pubblicazioni entro quest’anno o per il prossimo?

RISPOSTA:

Febbraio l’ultima. Dopodiché stop. Esatto, proprio stop. Stop a tempo indeterminato. Ho deciso di aspettare, per ricominciare, che sia come dico io, che questo sia quello che voglio davvero in ogni suo aspetto, non solo in parte. Ho deciso che conto più io, io scelgo sempre me, perché se non mi scegliessi io non mi sceglierebbe nessuno. E così lotto per me, ma lotto davvero per me, sempre. Per fare in modo che quello che sono e faccio sia come volevo che fosse all’origine, anche disposta a chiudere per sempre un capitolo se non c’è modo di dargli il finale che desideravo. Non per forza costretta a continuare. Ma poi perché? Per cosa? Non è un obbligo scrivere, non lo è davvero, è invece un obbligo volersi bene, rispettarsi. Ed è quello che intendo fare anche stavolta. Senza fare l’impossibile pur di restare, senza farmi del male. E se non deve essere questo il mio destino, cioè scrivere, saluterò questo mondo con un sorriso, senza rimpianti. Tutto sommato ho raggiunto già più di quanto avrei mai sognato di vedere.

Grazie per la tua cortese disponibilità e in bocca al lupo per tutto!

Tiziana Iaccarino.

“Le bugie hanno le gambe di Chiara”.

È il titolo della sua nuova opera, in uscita il 28 Agosto e subito si parla di lei.

Flora Gallert, amatissima e seguitissima autrice di una generazione che apprezza davvero tanto le storie d’amore moderne e simpatiche che, in fin dei conti, si rivelano adatte a un target di pubblico molto più ampio di quel che immaginiamo, torna a raccontare la sua nuova esperienza letteraria.

Sono molto contenta di poterla intervistare per The Pink Cafè perché, magari, potrà svelarci qualche divertente retroscena di questo suo nuovo lavoro. Chi è Chiara?

La protagonita della sua nuova storia promette di farci divertire, magari di farci sognare, sorridere, emozionare e rilassare, ma parliamone direttamente con l’autrice.

Ciao Flora, grazie per aver accettato questa intervista. Vorrei subito chiederti quando e come è nata l’idea per questa nuova storia.

RISPOSTA:

Ciao Tiziana, grazie a te per la tua gentilezza e disponibilità. Questa idea è nata più di un anno fa ma non era ancora matura e pronta per essere portata su carta quindi, a metà stesura, ho lasciato il romanzo in pausa, per poi riprenderlo molto tempo dopo, stravolgendo il finale.

Chi è Chiara?

RISPOSTA:

Chiara all’inizio può sembrare molto materiale, frivola ma è solo l’apparenza, perché dentro riscopre di avere valori importanti.

Da cosa è nato il titolo “Le bugie hanno le gambe di Chiara”? Molto carino, devo dire. Sfizioso, originale.

Le bugie hanno le gambe di Chiara di Flora Gallert

RISPOSTA:

Tutto in questa storia è stato difficile, anche il titolo è venuto fuori un pezzetto alla volta e ci ha messo un anno e mezzo a completarsi. Ovviamente si riferisce al fatto che Chiara racconta un bel po’ di bugie.

Puoi anticiparci qualcosa della trama?

RISPOSTA:

Certo. Chiara è una fashion blogger e i social sono il suo mondo, è una ragazza all’apparenza superficiale ma, per amore del padre, decide di dare una svolta alla sua vita, nulla però è come si aspettava e dalla bella villa a Roma si ritrova in un vecchio casolare di campagna a Le Pont-de- Planches.

I lettori dovranno aspettarsi una storia d’amore?

RISPOSTA:

Ovviamente sì.

Cosa vuoi dire a chi ti leggerà?

RISPOSTA:

Spero di regalare un sorriso al lettore e delle piacevoli ore di evasione dai problemi quotidiani.

Ancora una domanda: se infilassi ora una mano nel cassetto dei tuoi sogni, cosa ci tireresti fuori per prima?

RISPOSTA:

Spero di poter vivere facendo ciò che più adoro: leggere e scrivere!

Grazie per la tua gentilezza e cordialità e in bocca al lupo!

RISPOSTA:

Crepi il lupo e ancora grazie per tutto!!

Tiziana Iaccarino.